Come trovare lavoro a sud delle nuvole, nella città dell’eterna primavera

Dall’altra parte del telefono, riconosco un accento vagamente familiare.

“Enrica: ma di dove sei?”

Enrica Bovetti, 25 anni, è originaria di Mondovì. Si laurea in cinese alla Ca’ Foscari perché da sempre ama le lingue e perché Torino è troppo vicino a casa (meglio Venezia).

Arriva a Kunming nel marzo 2013, grazie ad uno stage di sei mesi offerto da un’azienda italiana in collaborazione con l’università e decide di rimanere. Ora lavora per un’agenzia di viaggi cinese e segue la clientela francese.

Kunming, capitale dello Yunnan, la provincia “a sud delle nuvole”, è una città di cinque milioni di abitanti, bruttina a detta di molti, ma a quanto pare piace agli stranieri che ci vivono. Clima mite tutto l’anno, ritmi più rilassati, costo della vita abbordabile, vicinanza a quelle atmosfere del sud est asiatico. Insomma, ha un suo perché.

“In tanti, come me, dopo aver inizialmente programmato di rimanere solo per qualche mese, hanno deciso di continuare la loro vita a Kunming, spesso a tempo indeterminato. Come biasimarci? Amiamo la Cina, il clima è perfetto: la chiamano la città dell’Eterna Primavera e, anche se sta diventando una città sempre più frenetica, la sera, ogni tanto, possiamo ancora vedere le stelle!”

Enrica, che cosa ci fai travestita da angelo?

In certe città cinesi, e Kunming è una di queste, gli stranieri sono ancora bestie rare. Ogni tanto, vengo reclutata come “modella”.

Non ho mai pensato di essere uno sgorbio, ma nemmeno una super bellezza. Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei percorso una passerella indossando orribili abiti di paillettes con una bottiglia di mediocre vino francese in mano, dispensando sorrisi a cinesi che non hanno mai visto un’occidentale in vita loro, non ci avrei assolutamente creduto. Per i ragazzi – e soprattutto per le ragazze – occidentali è molto comune guadagnare qualche soldo facendo i modelli o la ragazza immagine. Li chiamano «Monkey Show», credo, proprio perché la sensazione in quei momenti è quella di essere la scimmietta dei cinesi ricchi e provinciali. A volte è divertente, a volte é snervante e noioso, soprattutto quando devi stare ore a non fare niente, indossando abiti ridicoli mentre frotte di cinesi ti fotografano entusiasti. Ho il numero di qualche agente cinese, che di mestiere recluta occidentali per queste pagliacciate. Solitamente sono pub, ristoranti o compagnie locali che chiamano gli agenti e chiedono loro di procurare qualche viso bianco da mettere in mostra. Quella di vestirmi da angelo per due giorni in una fiera è stata la mia esperienza più assurda. Ho fatto la ragazza immagine per promuovere la costruzione di villette a schiera sulla riva del lago Fuxian. Il progetto si chiamava «Angel Bay»: va da sé la scelta dei costumi…

 

La tua vera professione però è in un’agenzia di viaggi: è stato facile trovare lavoro a Kunming? La consideri un’esperienza formativa o pensi che avresti potuto trovare una sistemazione analoga anche in Italia?

Trovare lavoro a Kunming non é semplicissimo, a meno che tu non voglia fare l’insegnante di inglese. Questa non era certamente la mia strada: sono impaziente, soprattutto con i bambini, e non credo di essere molto brava ad insegnare! Su GoKunming.com un sito in lingua inglese dedicato a chi vive a Kunming e nello Yunnan, ho trovato un annuncio postato da una agenzia di viaggi locale, specializzata in viaggi su misura nello Yunnan e nel Sud Ovest della Cina. Cercavano un consulente di viaggi. Ho fatto il colloquio con la mia attuale capa cinese e dopo due settimane mi é stato detto: « Ok, puoi iniziare!».

In realtà non lavoro come consulente di viaggi (questa posizione é piu’ adatta ad un madrelingua cinese), ma nel dipartimento Vendite & Marketing. Essendo l’unica nell’ufficio a parlare francese, seguo soprattutto questa fetta di mercato, contattando partner francofoni, aiutando le mie colleghe a organizzare tour per i loro clienti, e così via. Credo di essere stata davvero fortunata. Questo lavoro mi permette di parlare inglese, cinese, francese, mi sta insegnando tanto, e ogni giorno mi fa scoprire cose in più sulla meravigliosa provincia dello Yunnan.

 

Visto che lavori in un’agenzia di viaggi in una delle province più turistiche della Cina, che itinerario ci consigli?

Lo Yunnan è una provincia bellissima, sia dal punto di vista culturale che paesaggistico. Ci vivono ben ventisei minoranze etniche, ognuna con le proprie tradizioni. Spesso sono sfruttate come vera e propria attrazione turistica, anche se puoi trovare ancora villaggi dove conoscere la loro cultura autentica. Per vedere bene lo Yunnan, una settimana o due non bastano… devi davvero spendere molto tempo in questa parte di Cina! Tappa obbligatoria per il primo viaggio nello Yunnan sono: Kunming, Lijiang, Dali e Shangri-la, possibilmente dedicando due o tre giorni al trekking alla Gola del Salto della Tigre… spettacolare!

Se si hanno a disposizione solo quattro o cinque giorni, ti consiglio Kunming, Jianshui e le splendide risaie di Yuanyang, da poco patrimonio mondiale dell’Unesco. Sono diventate ormai una celebre meta turistica, ma la vita degli abitanti non é cambiata: i villaggi sono semplici e poveri, grandi alberghi e comodità praticamente inesistenti.

A sud dello Yunnan, al confine con il Myanmar, c’è Xishuangbanna, una regione tropicale. Visitarla potrebbe essere una buona scelta se pensi di continuare il tuo viaggio verso il Laos o il Myanmar. Lo Yunnan, oltre ad avere moltissime attrazioni, é anche situato in una posizione strategica al confine con Tibet, Myanmar, Laos e Vietnam. Per questo motivo offre la possibilità di entrare in diretto contatto con altri paesi del Sud-Est asiatico. Potrei parlare per ore di quello che si può fare in questa provincia… se siete interessati, contattatemi! 🙂

Com’è stato il tuo percorso di avvicinamento alla Cina e perché hai deciso di vivere proprio a Kunming?

 

Ho sempre avuto un forte interesse per le lingue straniere. Dopo cinque anni di liceo classico, mi sono resa conto che all’università avrei voluto approfondire una nuova lingua oltre all’inglese e al francese che già conoscevo.

Arrivata al momento di scegliere la facoltà, la mia primissima idea era quella di studiare il russo. Da grande noiosona quale ero al liceo, mi ero appassionata a romanzi russi-mattone pesantissimi e ad aberranti film di Sergej Ejzenštejn, convincendomi che quella sarebbe stata la mia lingua. Ancora prima di decidere la materia, però, avevo deciso che volevo studiare a tutti i costi a Venezia e non finire a Torino che, per me che sono di Mondovì, era la meta più scontata. Torino era troppo vicina a casa, ci sarebbero andati tutti i miei compagni di liceo, e io avevo voglia di cambiare aria. In più, la Ca’ Foscari è sempre stata celebre in Italia per lo studio delle lingue straniere e in particolare di quelle orientali. Mia madre però mi aveva insinuato un tarlo nel cervello: «secondo me il cinese è più utile del russo» (consiglio rigorosamente dato in piemontese).

Allora ho pensato: “mah, forse forse ha ragione lei…”. E così, a scatola chiusa, ho iniziato con il cinese.

Dopo cinque anni di Ca’ Foscari, inclusi un semestre di studi a Pechino e un anno a Parigi, ho deciso di stabilirmi un po’ in Cina. L’università di Venezia porta avanti accordi con alcune aziende italiane in Cina, per permettere ai propri studenti o neo-laureati di fare uno stage. Tra le mete c’é anche Kunming. Nei miei sei mesi di studio a Pechino nel 2010 non ero riuscita a visitare lo Yunnan, una delle province della Cina che mi attirava maggiormente. Per questo motivo pochi mesi prima della laurea magistrale del febbraio 2013, ho deciso di fare domanda di stage a Kunming, presso un’azienda italiana stabilita qui circa 10 anni fa. Inoltre una mia cara amica ed ex coinquilina a Venezia aveva vissuto la stessa esperienza, e mi aveva caldamente consigliato di vivere a Kunming e nello Yunnan, che a lei erano rimasti nel cuore.

Il mio stage presso l’azienda italiana sarebbe durato da marzo a settembre 2013. A giugno mi ero completamente abituata alla vita di Kunming, mi ero fatta nuovi amici e avevo iniziato a chiedermi: ”Enrica, te ne vuoi davvero andare? Ma chi te lo fa fare, di tornare in Italia e lottare per trovare un lavoro decente, tanto più con la poca esperienza che hai?” Per questo, ho deciso di guardarmi un po’ attorno, per cercare il modo di restare più a lungo.

Mi dicevi che, anche se Kunming è una città con cinque milioni di abitanti, hai ancora difficoltà a trovare molti prodotti. Che cosa manca al supermercato di Kunming e come ti sei adattata?

I prodotti alimentari occidentali «standard», si possono trovare quasi tutti. Se ho voglia di prosciutto cotto (al crudo rinuncio a priori, troppo caro per le mie finanze) ad esempio, posso andare al Carrefour e comprarmi una vaschetta di «Casa Modena» e per due minuti far finta che sia come quello che affetta il mio macellaio di Mondovì. Anche alcuni formaggi si possono trovare nei supermercati, ovviamente, ma i prezzi sono alti e la qualità piuttosto dozzinale. I miei mi hanno abituata ai piaceri della buona tavola e del buon bere… perció a volte preferisco rinunciare ai prodotti occidentali a prezzi esorbitanti e di bassa qualità, pensando: « in fondo, sono in Cina e devo mangiare cinese!».

Ogni tanto è dura, peró resisto e penso che quando torneró in Italia sì che me le gusterò appieno!

Cavolo, adesso ho una voglia smisurata di mozzarella… ecco, qui, la mozzarella non si trova molto facilmente. Nell’insalata la sostituisco con il rubing, un formaggio di capra tipico dello Yunnan. Lo faccio alla griglia e lo mangio con insalata e pomodoro… non é male!

C’è una comunità italiana a Kunming?

Non siamo tanti, ma qualche italiano c’é. Mi sono fatta un po’ di amici italiani. Credo che sia fondamentale.

Per quanto sia bello e stimolante frequentare cinesi o persone di altre nazionalità, è importante avere accanto a te qualcuno che parli la tua lingua e ti faccia sentire a casa. Alcuni italiani a Kunming lavorano, altri sono studenti. In tanti, come me, dopo aver inizialmente programmato di rimanere solo per qualche mese, hanno deciso di continuare la loro vita a Kunming, spesso a tempo indeterminato. Come biasimarci? Amiamo la Cina, il clima qui é perfetto: la chiamano la città dell’Eterna Primavera e, anche se sta diventando una città sempre più frenetica, la sera, ogni tanto, possiamo ancora vedere le stelle!

A parte il lavoro, come passi il resto del tempo a Kunming?

Pur non essendo una grande metropoli come Shanghai o Pechino, Kunming a volte sorprende. Quasi tutte le settimane c’è musica dal vivo, i locali sono animati e ci si diverte. Ci sono diversi gruppi composti sia da stranieri sia da cinesi, che rendono la scena musicale di Kunming molto interessante!

Il centro di Kunming non è grande, i locali più frequentati sono pochi e, soprattutto ci si conosce. Mi piace una città dove posso andare al Moondog o al Salvador’s, e sapere che troverò sempre qualcuno con cui scambiare due parole bevendo una Beerlao, la birra laotiana che qui spopola, vista la vicinanza al Laos. I bar e i locali solitamente sono molto semplici, niente di «fashion» e di troppo costoso. L’ambiente è rilassato e, a differenza dei nostri piccoli centri provinciali italiani, dove tutti guardano come sei vestito e se sei abbastanza griffato. Qui puoi sbattertene. Le discoteche sono molto kitsch, in vero stile cinese, e se ogni tanto ti capita di entrarci, non potrai fare a meno di sorseggiare dello schifosissimo rhum allungato al té nero!

Che cosa ti ha insegnato la Cina?

Prima di tutto che si puó vivere senza tante comodità che avevo finora dato per scontate, come il bagno all’occidentale in ufficio, ad esempio: cosa te ne fai? Alla fine basta un buco per terra.

Mi ha insegnato che la burocrazia é complicata, ma bisogna avere pazienza, che posso cavarmela con le mie forze. La Cina é riuscita a rendermi più forte e più sicura di me stessa. Dopo un po’ di mesi qui, la timidezza che provavo inizialmente è quasi del tutto sparita. Mentre appena arrivata, pur sapendo il cinese, facevo molta fatica a buttarmi e provare a parlare, ora affronto qualunque situazione e argomento, senza paura di sbagliare… anche se gli errori sono ancora tanti!

Che cosa ti manca di più dell’Italia?

Mi manca prima di tutto la mia famiglia. I miei genitori, che mi hanno permesso sempre di cercare di realizzare ogni mio sogno, e non mi hanno mai impedito di viaggiare. I miei fratelloni, le mie meravigliose nipotine e mia sorella, con una bimba in arrivo. Decidere di vivere fuori, così lontano, non é una scelta semplice. Quando sento amici o parenti dall’altra parte del mondo che mi dicono «Come sei fortunata, qui é sempre tutto uguale… », mi viene un po’ da sorridere. Dubito che molti di loro riuscirebbero a rinunciare ad amici e parenti al proprio fianco, alle vecchie abitudini, alla routine della propria città, che può anche annoiare, ma che alla fine ti fa sentire al sicuro dalla « paura dell’ignoto ». Decidere di vivere in Cina é stata una scelta dura, ha portato anche alla rottura della relazione più importante della mia vita, mi ha fatto passare da egoista con tante persone. Eppure é una scelta mia. Nessuno puó giudicarla, perché io e solo io potevo prenderla e, per ora, é una scelta che mi fa sentire bene con me stessa.

La prossima tappa dopo la Cina?

Non ho ancora programmi per il mio futuro, a dire la verità. Quel che so é che non voglio lasciare la Cina molto presto, anche se non ho intenzione di passare il resto della mia vita in questo paese. Sono legata all’Italia e credo che sia la nazione dove si viva meglio al mondo: cibo, clima, persone. Tuttavia sono convinta che sia fondamentale per la mia formazione dedicare una bella fetta della mia vita alla Cina, acquisire molta esperienza e comprendere appieno questo paese per ritornare in Italia con una nuova consapevolezza. Vorrei in futuro trovare un lavoro che mi permetta di vivere tra la Cina e l’Italia: questo sì che sarebbe un piano perfetto!

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