Grande chimica con la Cina

Zitta zitta, Nantong fa più di sette milioni di abitanti. Grazie alla sua posizione vicina al delta del Fiume Azzurro e alle sue acque profonde, Nantong si affermata come porto fluviale, facilitando lo sviluppo di attività industriali, in particolare, l’industria tessile (i primi cotonifici risalgono alla  fine dell’Ottocento). Anche l’agricoltura è sviluppata e, da secoli, Nantong è conosciuta per la produzione del sale.

Nantong dista 130 Km da Shanghai. Dal 2008, si raggiunge l’altra sponda del fiume Azzurro tramite il ponte Sutong che, senza nulla togliere a quello di Brooklyn, collega Nantong a Shanghai in meno di un’ ora e mezzo, mentre prima si attraversare il fiume con chiatte e battelli. Più pittoresco, ma ci volevano cinque ore.

Nantong offre come attrazione la “Montagna dei lupi” ,alta ben 105 metri, sulla cui sommità nel quindicesimo secolo è stata costruita una pagoda in legno soprannominata “Sostegno delle nuvole” a protezione della citta’ e dei pescatori. E’ indicata come luogo turistico a 4 A. Insomma, dopo la Cappella Sistina, c’è il Sostegno delle Nuvole di Nantong. Non perdetela, mi raccomando!

Il fiume Haohe, anche detto la “collana di smeraldo della città”, in realtà è il fossato della citta’ vecchia. Lungo il suo corso ci sono giardini (s)fioriti, una pagoda, il museo nazionale fondato nel 1905. C’è persino lo zoo: se ci andate, ricordatevi i pop corn, perché le scimmiette ne vanno pazze.

Alessandra Vismara monzese, 45 anni, ha il privilegio di vivere in questo paradiso terrestre. E’ General Manager della Italmatch, un’azienda genovese, specializzata in prodotti antifiamma.

Alessandra di città di frontiera ne ha viste tante. Quindici anni in Cina, di cui 6 in città secondarie, per seguire varie start up e gestire la produzione di impianti industriali.

Dopo una laurea in chimica a Milano e un MBA a Washington, approda in Cina e frequenta sia dei corsi di cinese sia la Business Management School dell’Università Fudan di Shanghai.

 

Alessandra, come è iniziata la tua lunga avventura in Cina?

Tutto è cominciato nel 1996, quando lavoravo con un’aziendina chimica italiana di dieci persone, che ha avuto la visione di iniziare un business in Cina nonostante le dimensioni e le risorse fossero limitate.

Quell’anno, ho dedicato le mie vacanze estive a fare un tour promozionale dei nostri prodotti in alcune città  cinesi. Appena arrivata a Canton, mi ha colpito subito il contrasto tra povertà e ricchezza. Nella stessa strada, coesistevano perfettamente hotel a cinque stelle e baracche. Mi sono resa conto che la lingua cinese era fondamentale non solo per il lavoro, ma per le normali attività giornaliere.

Capire la realtà che mi circondava e confrontarla con quella italiana ha cambiato il mio modo di pensare. Il mio interesse per la Cina si è sempre rinnovato negli anni. Ora quello che mi piace di più è il dinamismo, il cambiamento frenetico, il fatto che tutto sia in evoluzione.

Come sei arrivata a Nantong?

A Nantong sono capitata per caso. Stavo sviluppando dei contatti per servizi di consulenza e ho selezionato l’azienda per cui ora lavoro, senza nemmeno sapere che fosse italiana.

In questo caso la scelta della citta’ era giustificata dall’esistenza dello stabilimento produttivo del precedente propietario cinese, originario del luogo, successivamente ampliato e migliorato dall’azienda italiana, ma nel corso degli anni mi e’ capitato di vedere investimenti italiani localizzati  ai confini della realta’, nel mezzo del nulla, senza infrastrutture, con stabilimenti fatiscenti ed inadeguati e mi chiedo come facciano gli imprendtori italiani ad entrare in contatto con queste realta’ e sopratutto come facciano a selezionare queste posizioni che non esistono neppure su Google map e dove nel raggio di 1 Km esistono parchi industriali nuovi, attrezzati e a parita’ di prezzo.

Tu hai vissuto sia nelle città di prima fascia che in quelle secondarie. Quali sono le differenze che si colgono subito?

Ho vissuto a Canton, Panyu (Guangdong), Pechino, Hong Kong, Shanghai, Jiaxing (nello Zhejiang) e ora a Nantong (nel Jiangsu). In quindici anni ho traslocato nove volte, sia per motivi di lavoro che personali. Le grandi città hanno un loro fascino, delle caratteristiche che le contraddistinguono l’una dall’altra, le città di provincia si assomigliano quasi tutte e si perdono nel grigiore dell’inquinamento o nella speculazione edilizia.

Nelle città secondarie, trovi più confusione, meno scelta di beni di consumo o di servizi, ritmi di vita e di lavoro più lenti (il che non sempre equivale a più rilassanti). Gli stranieri sono una rarità e i servizi per gli stranieri ancora di più.

Un esempio: sono andata a pagare in banca l’affitto. Il mio padrone di casa usa una banca rurale consortile locale che neppure il tassista autoctono sapeva dove fosse.

Mi presento allo sportello e consegno il passaporto. L’impiegato inizia a stropicciarlo e poi mi dice che il software e’ abilitato ad inserire solo i caratteri cinesi.  Mi chiede se ho un nome cinese, fornisco il mio nome in cinese, sfortunatamente è diverso da quello sul passaporto… OK, niente panico! Chiamiamo il manager di turno ed ecco ne nasce un vero e proprio simposio, a cui partecipa anche la guardia di sicurezza e qualche immancabile curioso. Dopo varie telefonate in dialetto locale [che deriva da antiche minoranze mongole o tibetane], mi viene chiesto di tornare il giorno dopo: al tecnico del computer serve tempo per aggiornare il software.

Perfetto. Ritorno il giorno dopo, e non credo ai miei occhi quando l’operatore inizia ad inserire il mio nome nel sistema, ma l’entusiasmo viene prontamente smorzato, il mio nome e’ troppo lungo.

Tento il tutto per tutto ed estraggo una carta d’imbarco usata, dove mostro com’e’ scritto il mio nome abbreviato, e cerco di convincerli che se va bene per la polizia aeroportuale, va bene anche per un versamento bancario.

Dopo veloce verifica con il manager di turno, guardia di sicurezza e soliti curiosi, viene dato l’OK a procedere, pago e me ne vado. Sono questi i momenti in cui adoro essere in Cina, si trova sempre una soluzione. Basta persistere.

Qual e’ la tua giornata tipica a Nantong?

Mi alzo alle 6, perché da Nantong devo raggiungere in macchina l’azienda che dista 30 km. Si trova vicino a Rugao, una città portuale sul Fiume Azzurro. Il mio viaggio in fabbrica dura mediamente tre quarti d’ora.

Ogni giorno, l’autista mi viene a prendere e mi riporta a casa. Se l’autista non e’ disponibile, guido io. Sono in fabbrica anche durante i week end per seguire la produzione o le questioni in sospeso.

La mia giornata è scandita dai ritmi dell’azienda, tre sezioni produttive differenziate con produzione continua sette giorni su sette, ventiquatr’ore su ventiquattro.

Il porto di Rugao è famoso per un cantiere navale strategico per navi militari, esiste anche un parco industriale, dove al momento  c’e’ solo un cartello che riporta che quella e’ la zona industriale, ma in realtà e’ aperta campagna con campi e fiumi e una bellissima risorsa naturale di fenicotteri e, solo all’orizzonte, si intravede qualche azienda chimica.

[Nonostante l’industria chimica, Rugao è famosa per la longevità dei suoi abitanti: circa 200 ultracentenari su circa 1,5 milioni di abitanti].

Terminata la giornata lavorativa, rientro a casa e ringrazio di essere sopravvissuta alla guida folle e sfrenata dei locali. Contromano azzardati, svolte senza segnalazioni, immissioni senza precedenze, attraversamento improvviso di capre, bambini e vecchiette ultra centenarie sono la norma qui (e fonte di attacco cardiaco, sopratutto il mio).

Al supermercato di Nantong, come te la passi?

Diciamo che nel corso degli anni ho imparato ad adattarmi e ad essere flessibile, doti senza le quali e’ difficile sopravvivere in Cina. Confesso che a volte faccio dei raid a Shanghai per rifornirmi e concedermi qualche “lusso”, una cena in un ristorante carino e tranquillo, un taglio di capelli decente, ma direi che a Nantong si trova quasi tutto. E’ una città  di sette milioni di abitanti, era più problematico due anni fa a Jiaxing, città di “solo” tre milioni di abitanti  o quindici anni fa a Canton, dove i pochi articoli di largo consumo importati erano di fianco allo scaffale del cibo per cani. [Sarà un caso…?]

Il Supermercatone all’angolo, al reparto pesce, ha in offerta rospi vivi e appetitosi scarafaggi … ed io che cerco semplicemente un trancio di salmone… Il reparto frutta e verdura e’ meglio saltarlo, la qualita’ della merce e’ scadente e non e’ fresca. Come, tutti quelli del quartiere, mi rifornisco dal venditore abusivo di fianco all’entrata del supermercato. La simbiosi funziona perfettamente, io mi limito a comprare ed evito di farmi domande esistenziali sulla provenienza e commercializzazione della frutta.

Riesci a trovare un equilibrio tra lavoro e vita personale?

Lavorare in Cina richiede dedizione e impegno a lungo termine, il lavoro assorbe molto tempo. Si deve considerare sia il rapporto con la Cina sia quello con la casa madre in Italia. E’ veramente difficile bilanciare vita privata e lavoro. In Cina, sono praticamente la stessa cosa, se si vogliono tenere le due aree separate, si creano conflitti. Si deve affrontare la realtà sotto un altro punto di vista, assecondare ed essere flessibili, infatti  si passa più tempo con i  clienti o con i collaboratori che con la famiglia, e allora perché non unire le due cose ed accettare l’invito di raccogliere lychi a Shenzhen con il cliente e portare la propria famiglia?

Anche a Nantong esiste una vita mondana, ma preferisco evitarla. Alla discoteca piena di fumo e di ubriachi che importunano, preferisco rimanere a casa a vedere le telenovelas coreane alla TV cinese. Stessa cosa vale sia per le gare di aquilone (Nantong e’ famosa per quelli che fischiano), sia per  i banchetti governativi. All’ultimo meeting sugli investimenti stranieri, come massima espressione d’arte e di intrattenimento, c’era un tipo che suonava il flauto con il naso.

Che cosa ti manca di più vivendo in Cina?

Mangiare cibo sano, vedere il cielo azzurro, giocare con il cane al parco , dormire fino a tardi la domenica mattina senza essere svegliati dal trapano del vicino che sta rinnovando l’appartamento, il rispetto dello spazio interpersonale quando si fanno le code e quando si prende l’ascensore, la cortesia in generale e a volte concetti base di igiene.

Come te la cavi con il cinese?

Direi bene. Appena sono tornata dal primo viaggio in Cina, mi sono messa a studiare il cinese e ho vinto un concorso europeo per manager, focalizzato sullo sviluppo delle relazioni commerciali tra l’Europa e la Cina.

Ho frequentato per un anno un corso a Pechino di mandarino e ora uso il cinese giornalmente per lavoro senza problemi. La parte scritta andrebbe migliorata.  Conosco tremila caratteri, che può sembrare tanto, ma in realtà sono ai livelli di scuola media: i laureati ne conoscono diecimila o tredicimila.

Saper parlare il cinese aiuta molto, sopratutto nelle città secondarie, dove l’inglese e’ ancora sconosciuto. Aggiungerei che, attraverso l’apprendimento della lingua, si capisce meglio la cultura, e questo facilita l’integrazione nel sistema e permette di instaurare rapporti più profondi e di vedere le situazioni in un’ottica più positiva.

Il tempo libero come lo passi? Hai degli amici italiani, cinesi, stranieri?

Frequento prevalentemente amici stranieri, solo pochi e selezionatissimi amici cinesi, con i quali l’amicizia dura da decenni ed e’ sopravvissuta agli spostamenti e ai cambiamenti di entrambi. Appena ho qualche giorno libero mi piace viaggiare in Cina e in Asia. La Cina mi piace molto, e’ ricca di scenari bellissimi, luoghi storici, geoparchi…

Ci sono altri italiani a Nantong?

Che io sappia, esiste solo un’azienda di consulenza italiana a Nantong, gli stranieri stabili di madre lingua inglese sono prevalentemente insegnanti di Inglese presso la Nantong University, quelli di altre nazionalita’ lavorano con contratti annnuali ai vari cantieri navali (la maggior parte alla COSCO). L’apertura agli investimenti stranieri e’ iniziata da poco, dopo che il ponte ha reso i collegamenti con Shanghai piu’ veloci.  Secondo i dati ufficiali, esistono 1500 aziende straniere nella greater Nantong, prevalentemente Giapponesi e Taiwanesi. Ci sono alcune aziende tedesche, spagnole e americane. Aggiungerei  che  le autorita’ governative locali sono meno attente ad attrarre e facilitare investimenti stranieri rispetto ad altre zone industriali nell’interland di Shanghai, per cui gli insediamenti esteri sono ancora limitati.

La citta’ offre poco, prevalentemente si frequenta una zona di bar e ristoranti nella città vecchia, dove ci sono ristoranti giapponesi, coreani, asia fusion e uno pseudo italiano. Qualcuno mi dice che la zona e’ peggiorata rispetto a qualche anno fa, poiche’ hanno distrutto parecchi locali per costruire palazzoni residenziali

Credo che gli occidentali siano un centinaio, la maggior parte sono Coreani, Taiwanesi e Giapponesi per via degli investimenti maggiori.

Ritorneresti in Italia? O comunque, ti sentiresti pronta a lasciare la Cina?

Ritorno in Italia solo per le vacanza o per aggiornamenti con la casa madre. Trovo che in Italia non ci siano le stesse opportunità lavorative, tutto è sottodimensionato, mentre qui in Cina tutto e’ in espansione, in movimento, in continuo miglioramento. Dopo quindici anni in Cina, potrei considerare altri paesi, ma rimarrei sempre in Asia.

[In bocca al lupo, Alessandra! non so come tu faccia a stare in un posto così e conservare questo entusiasmo! un giorno passerò a trovarti].

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