Una frontiera tira l’altra

Avete presente le casse acustiche sul palco di Vasco o l’impianto per la filodiffusione nel soffitto di Fiumicino? Dietro quel marchio, c’è una società italiana tra i leader mondiali per le apparecchiature audio professionali.

La produzione è realizzata anche a Ningbo (Provincia del Zhejaiang) ed e’ qui che troviamo Nicola Collina, 35 anni, genovese, da 6 anni in Cina, responsabile della supervisione e validazione dei prodotti che escono dalla fabbrica di Ningbo.

Nicola è un italiano di frontiera ed è fiero di esserlo. Le comodità delle città di prima fascia non gli interessano. Preferisce la Cina “vera”.

Ha scritto della sua vita spericolata nella frontiera cinese in un blog che, per il momento, preferisce lasciare nell’anonimato più assoluto. Resistete alla curiosità. Prima o poi, cederà. In compenso, ci “regala” i video della sua vita quotidiana in Cina, che ha pubblicato sul canale youtube.

Nicola, tu in Cina hai finora vissuto sempre nella provincia del Zhejiang, sia a Ningbo che a Cixi. Come ci sei arrivato e come ti sei ambientato?

A Cixi sono arrivato nel 2011, perché la mia vecchia ditta si era trasferita nella zona industriale, a 35 km dal centro città. Cixi è’ una cittadina a 150 km da Shanghai, con circa 2 milioni di abitanti.

Con grandi sacrifici, mi ero comprato una macchina, sganciandomi finalmente dal bus aziendale, che partiva alle 7.05 di mattina, da una fermata a 2 km da casa, ma, vivendo a Ningbo, lo spostamento per andare ogni giorno in fabbrica era scomodo.

Ero in cerca di un altro lavoro ed ero a stipendio “minimo” (per gli standard occidentali).

Quindi ho deciso di trasferirmi a Cixi, pur sempre a 25 km dalla zona industriale, ma decisamente meglio degli 80 km di autostrada da Ningbo.

Non conoscevo nulla del luogo. Pochissime informazioni.

Per i primi venti giorni, ho dormito in ditta (stanza singola), e in quel periodo ho preso il GPS e mi sono “segnato” il centro di Cixi, in modo da trovare una buona zona per vivere. E mi sono studiato le strade per arrivare al lavoro.

Presa casa (gli affitti sono il 30% inferiori che a Ningbo), ho iniziato a fare una vita molto cinese, anche perché non avevo grandi alternative: uscire mai, mangiare prestissimo, a letto presto. Casa-lavoro-casa e due weekend al mese a Ningbo, in un albergo da 100 yuan, col gabinetto nella stanza, come in carcere.

Cixi è una città piccola per le dimensioni cinesi, ma ricchissima. Si dice che un abitante su tre abbia la “fabbrichetta”. In effetti, il parco auto è imbarazzante!

La ricca scelta di ristoranti per expat consiste in: un KFC, un Pizza Hut, le loro steak-house e un ristorante thai. Tutto il resto: ristoranti e bar cinesi e karaoke.

Per ambientarmi, ho iniziato ad andare in un bar in centro da solo, poi essendo l’unico occidentale mi hanno “acchiappato” e ho iniziato ad uscire con dei cinesi del posto.

Come cibo mi arrangiavo: pizza hut tre volte a settimana, poche volte cucina a casa e il resto barbecue serali o self service cinesi. Pranzo ovviamente sempre in mensa e nelle serate più tranquille addirittura cena in mensa alle 17.30 e a letto alle 9!!

Impressionante come a Cixi, di giorno, ci siano pochissime ragazze in giro rispetto alla notte, quando saltano fuori una marea di accompagnatrici per bar e karaoke.

Nel 2008, ti sei stabilito a Ningbo, che è stata la tua prima casa in Cina. Raccontaci della vita che fai in questa città.

Ho vissuto a Ningbo dal 2008 al 2011, per poi ritornarci nel marzo 2012.

Conosco Ningbo dal 2005, quando rimasi qui per tre mesi, prima di trasferirmi a Cixi. Poi ci sono tornato stabilmente nel 2008. La città era cambiata parecchio, come accade per tutte le città cinesi, ma il grosso salto è stato tra il 2010 e il 2012: Ningbo è diventata una città studentesca. Gli stranieri sono aumentati di molto, e i nuovi arrivi sono in gran parte universitari o giovani sotto i 30 che vengono a insegnare l’inglese. Questo ha portato ad un cambiamento della frequentazione dei locali per occidentali e di tutto l’ambiente: prima la clientela era mista, ora i locali sono soprattutto per studenti o (quelli più costosi) per cinesi adulti o per occidentali.

Gli studenti vengono soprattutto dal Nord Europa, dall’Asia, dalla Russia, ma (notare) NESSUN italiano.

Per questo, la comunità italiana è composta da persone molto più vecchie della media.

Ningbo resta una città di seconda fascia, ma in rapido sviluppo, con molte comodità e relativamente poco inquinata rispetto alle altre città più grandi.

Tu ti senti molto italiano di frontiera, non ti attirano le luci e le comodità delle grandi città. Perché preferisci questa vita ai divanetti del Bar Rouge?

Come credo dicesse Bruce Lee: “Tutto quello che non ti uccide ti rende più forte”.

Non trovo una spiegazione precisa. Diciamo che, a diciassette anni, i miei mi hanno buttato su un aereo diretto a Londra per starci ventuno giorni e, da allora, mi sono reso conto che, in qualunque posto io finisca, mi sento bene nell’ambiente locale e non mi sento vivo in tutto quello che è più “uniformato” al gusto medio.

Poi c’e’ un altro aspetto puramente personale (e qui verrà fuori il mio lato peggiore): io faccio una fatica pazzesca a legare con gli italiani all’estero e soprattutto con i miei coetanei. Nella mia esperienza, opinabile e personale, ho sempre avuto la sensazione che gli italiani all’estero si prendano troppo sul serio. E poi non sopporto questa mentalità che gli italiani debbano per forza stare assieme e fare gruppo, senza contare che tutte le volte che m’informo sui budget di spesa per un weekend a Shanghai dei miei coetanei, mi vengono i brividi. C’è gente che in tre spende 12.000 yuan per un tavolo in un locale.

E poi ovviamente devo ammettere che sono un narcisista e sapere che riesco a galleggiare in ambienti dove non ci sono occidentali mi fa un grande piacere. E se sei occidentale in un posto dove non ne trovi altri, hai molta più facilità negli approcci e la curiosità che susciti è al 99% positiva.

Tempo fa, io e la mia ragazza dell’epoca andammo a Shanghai. Lei era di Guilin e viveva a Nanning, una classica capitale di provincia molto “cinese”, distantissima da quella che può essere Shanghai.

Il suo commento fu: “ma se un occidentale viene in Cina e sta a Shanghai, mica vede la vera Cina!”.

Va poi detto che io sono arrivato in Cina assunto da uN’azienda cinese. Questo mi ha permesso di partecipare a tutta una serie di rituali più o meno “estremi” che hanno sicuramente influito sul mio approccio al nuovo mondo.

Dieci tue abitudini da “italiano di frontiera”. Come ti sei abbrutito in questi anni?

Solo dieci?? 🙂

Sparsi e non in ordine d’importanza:

1) Se mi togli il clacson al motorino elettrico o alla macchina, impazzisco e non guido più finché non me lo riparano.

2) Fumo solo sigarette cinesi ed è assolutamente previsto che in una serata un pacchetto vada via in sigarette offerte ai maschi.

3) In un locale cerco se hanno i dadi per giocare [N.d.R. a ridaje coi dadi]

4) A volte ho fame alle cinque di pomeriggio… E stiamo parlando della cena!

5) Se ho fame, mi fermo in qualunque posto nel raggio di 50 metri per mangiare, prediligendo le bancarelle con il barbecue.

6) Cerco sempre di essere tra i primi della fila se si parla di ingressi o passaggi obbligati.

7) Se sto aspettando un taxi mi guardo prima in giro per capire se ci sia qualcuno che può fregarmelo e adotto tattiche di guerriglia per riuscire ad essere prima di lui.

8) In un ascensore cerco il tasto per chiudere le porte.

9) Mentre guido, osservo attentamente la strada per evitare eventuali buche, oggetti e, raramente, animali o persone.

10) Ogni situazione può essere gestita con calma, alcool e fumo….

Donne?

Ci ho messo il 90% del tempo totale per rispondere a questa tua domanda.. E temo che la mia risposta solleverà qualche polemica perché, pur non volendo generalizzare, mi sono convinto che la maggioranza delle ragazze corrisponda a questo ritrattino che sto per farti. allora….

Nella mia piccola esperienza, una donna cinese è pragmatica e usa molto la testa e poco o niente il cuore. Questo non è sinonimo di cattiveria, ma è semplicemente un comportamento legato ad un fine ben preciso: Stabilità economica, relazione tranquilla e figlio.

Le ragazze sono sotto pressione costante da parte delle famiglie, quindi attorno ai venticinque anni, iniziano a pensare di trovare qualcuno. Questo “qualcuno” va trovato per forza. Tutta la vita che hanno vissuto prima può cambiare o venire cancellata in un istante, di fronte alla ricerca di questo obbiettivo.

Non puoi immaginare cosa significhi avere una mamma che ti chiama tutti i giorni e non ti dice nemmeno ciao, ma ti chiede come prima cosa sei hai trovato un uomo o, peggio, che sfrutta subdolamente situazioni di incontri familiari per propinarti mariti, a suo giudizio, papabili.

E così diventa “normale” entrare in contatto con il concetto del “mi sposo entro questa data, ma non so ancora con chi”. Diventa normale vedere il cambiamento radicale di una ragazza quando cerca disperatamente qualcuno e soprattutto il loro rapporto col sesso visto come mezzo e non come fine.

Diventa normale entrare in contatto con le loro frustrazioni, i loro enormi problemi con l’alcool e le incomprensioni con la famiglia….. veramente dura!! Dovrei scrivere venti pagine sull’argomento, ma ammetto che sia veramente difficile e non so da dove partire…. L.

Diciamo che un italiano che carica una relazione ed un rapporto con tutta una serie di aspetti irrazionali e più “di cuore” qui deve ricondizionarsi e ragionare con un estremo pragmatismo e vedere “il tutto” prima del singolo aspetto o singola reazione.

Un esempio personale semplice: “può capitare che una persona di cui sei innamorato, non ti risponda mai di NO perché non e’ nella sua cultura…..”. Una bella gatta da pelare…

Il tuo blog lo vogliamo pubblicizzare?

Più che un blog è un flusso di coscienza, iniziato anni fa. Spesso ho scritto in condizioni di alterazione (ero giovane!!!)

La sorpresa, la novità… mi avevano un po’ fatto perdere il contatto con la realtà e rileggermi, a volte mi spavento pure un po’.

Ora è meno schizofrenico, gestito meglio, ma leggerlo tutto è una follia, anche se ammetto che c’è gente che lo ha fatto.

Senza contare che è spesso un po’ stile “animal house”, motivo per cui non sono molto propenso a fare pubblicità.