Il fascino discreto della Cina rurale: ci vediamo a Yangshuo

Il Nanchino-Guilin su cui viaggiano Manuela e Michele è arrivato sorprendentemente in orario. In compenso, in volo è stata sfiorata la rissa quando una bambina cinese, con la connivenza dei nonni, ha fatto pipì in un sacchetto di plastica…

Il mio Shanghai-Guilin, 1300 km verso sud, se l’è cavata con un cambio di gate a tradimento, pochi minuti prima dell’imbarco e un ritardo di mezz’ora, più che dignitoso su un volo domestico di fine giornata.

Appuntamento a Yangshuo per le vacanze di metà autunno: tre giorni per staccare dalla vita di città e immergersi in un’altra dimensione della nostra Cina.

E’ la Festa della Luna, quella in cui le famiglie si riuniscono, fanno offerte ai loro cari estinti, guardano la luna piena e mangiano i moon cake, i dolcetti dal gentile aspetto, che nascondono ripieni di fagioli o carne di maiale che di rado entusiasmano i palati occidentali.

Ci troviamo in quattro a Yangshuo, un po’ come in un reality show: Cesarino, Michele, Manuela ed io. Intervistati e intervistatori, tutti accomunati dal nostro amore-odio (molto più amore che odio) per questo paese-droga e dalla nostra curiosità di esplorarlo.

L’idea di venire fin qui, mi allettava da tempo e, dopo aver letto l’intervista a Cesarino che a Yangshuo vive e lavora da circa due anni, siamo “salpati” appena si è presentata la prima occasione.

E venire a Yangshuo significa ricordare che esiste una Cina lontana anni luce dai parchi industriali, dagli uffici al 27° piano di lussuosi grattacieli, dalle sopraelevate a sei corsie, dalla neoarroganza dei neoricchi, dalle micropolveri irrespirabili, dai cieli incolori, dai neon, dai KTV…

Vorrei stare qui più a lungo, o forse addirittura per sempre, se solo fossi capace di uscire dalla mia comfort zone, di liberarmi del superfluo, dalla paura del vuoto.

A Yangshuo, sei avvolto dal verde delle colline carsiche, dal verde delle campagne, dal verde del fiume Li. E incroci sempre un sorriso che ti saluta da sotto un cappello di paglia. La gente è povera e dignitosa. Poche insegne di marchi occidentali, un vecchio ritratto di Mao appeso in ogni casa.

Qui c’è profumo di foglie, di boschi, di legna bruciata. I galli cantano, i clacson tacciono. E’ la Cina che arriva più tardi al progresso e al benessere, o che forse non li raggiungerà mai, ma sembra più allegra e non ho dubbi: mi piace di più.

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