A Yangshuo si pedala! Come lavorare nel turismo e vivere in una famiglia di contadini cinesi

Siamo nella Cina del Sud, nella provincia del Guanxi.

Per una volta lontani dalle fabbriche e dalle palafitte di cemento, vetro acciaio e neon. Forse vicini al paradiso.

Yangshuo è un cittadina di 300.000 abitanti, che ha cominciato negli anni Ottanta ad apparire sulle guide come destinazione per saccopelisti stranieri e che oggi è una delle mete turistiche cinesi più note.

Cesare Carminati, 24 anni, nato a Treviglio sotto il segno del drago, a Yangshuo è l’unico italiano fisso.

Dopo una laurea specialistica a Leeds in cinese e amministrazione aziendale, segue la sua vera passione: il ciclismo.

Arriva in Cina per la prima volta nell’estate del 2011, e si trasferisce a Yangshuo un anno dopo.

Lavora come guida per Bike Asia, un tour operator che organizza viaggi in bicicletta in Cina e in altri paesi asiatici

Ha deciso di vivere con una famiglia di contadini, per conoscere da vicino la realtà cinese.

E ha un sogno: tornare a casa e far pedalare i cinesi in Italia.

 

 

Cesare, capisco che tu sia un appassionato di ciclismo, ma perché hai deciso di venire a pedalare proprio in Cina?

Non so spiegarmi di preciso perché abbia iniziato ad interessarmi alla Cina, credo che sia nato tutto come pura curiosità verso un mondo di cui sentivo continuamente parlare, ma del quale non conoscevo quasi nulla. Al termine del liceo avrei voluto partire all’avventura con un amico alla volta del Messico, una sorta di sabbatico in cerca di un’esperienza esotica, di cui ho sempre avvertito il bisogno. Ma la mamma, con il fucile puntato, mi disse “tu vai all’università”. E così, svanita l’idea messicana, nell’intricato mondo dei corsi di laurea, il nome “comunicazione e scambi con l’oriente” all’università di Bergamo, ha acceso la mia curiosità per mondi sconosciuti. Ho vinto una borsa di studio Erasmus di un anno per Leeds, nell’Inghilterra del nord. Conquistato dall’università inglese, ho deciso di continuare i miei studi orientali proprio a Leeds. Al termine della laurea specialistica, finalmente sono arrivato in Cina. Non c’è un collegamento diretto tra la mia passione per il ciclismo e la Cina, quello è arrivato dopo. La mia passione per il ciclismo ha influenzato il modo in cui mi sono avvicinato alla Cina.

E come mai proprio a Yangshuo?

Se il venire in Cina è stata la scelta più logica al termine del mio percorso di studi, Yangshuo è stata una sorpresa, nella quale sono capitato seguendo proprio la passione per le due ruote.

Sono arrivato qui la prima volta durante l’ultimo anno di specialistica per svolgere uno stage di ricerca. L’idea di passare l’estate in una torrida metropoli cementificata non faceva per me. Sconfortato e disperso nel labirinto di aziende che offrono poco allettanti stage estivi in Cina, ho iniziato a cercare qualcosa di più vicino ai miei interessi. La prima cosa che ho digitato su Google è stata “Bike Asia”, ed è così che, grazie alla bicicletta, ho trovato il mio primo lavoro, in questa piccola città incastonata tra le montagne da favola sulle rive del fiume Li.

Ricordo che tra tutti i miei compagni di università ero l’unico a non essere mai stato in Cina, e me ne vergognavo, al punto che avevo mentito dicendo a tutti di esserci stato. Dopo qualche annetto passato a studiare e leggere di Cina, a cercare amici cinesi, finalmente nell’estate del 2011 sono sbarcato nella terra di mezzo. Forse per colpa del mio percorso di studi, il primo impatto con la Cina non mi ha stupito affatto, e, benché arrivassi in una piccola città, il primo incontro è stato soft e quasi familiare.

L’atmosfera rilassata di vacanza che si respira qui a Yangshuo, insieme alla preziosa guida dei miei colleghi, hanno fatto sì che non ci fosse né shock culturale né un periodo di adattamento. La mia fidanzata dice che io sono approssimativo come i cinesi e per questo non mi viene difficile adattarmi qui.

Terminata la mia ricerca per la tesi nell’estate 2011, ho deciso che il mio primo lavoro sarebbe stato in Cina. E così nel marzo 2012 ho re-impacchettato la mia bici per trasferirmi a Yansghuo.

A Yangshuo lavoro per Bike Asia, un tour operator di viaggi d’avventura in bicicletta. Da qualche mese, ho poi anche dato una svolta alla mia carriera da ciclista, cominciando a fare il corridore semi-professionista per una squadra cinese, la UCC di Guangzhou.

Tu hai avuto la fortuna, ma anche la capacità, di fare della tua passione il tuo lavoro. Com’è la tua giornata lavorativa tipica?

Il mio lavoro a Yangshuo si divide tra il sellino della bici e la scrivania di Bike Asia. Le settimane sono sempre diverse l’una dall’altra. Ci sono giorni in cui lavoro in ufficio, al riparo dell’aria condizionata, altri in cui faccio da guida nelle campagne di Yangshuo, tra le terrazze di riso di Longji, e altri ancora in cui volo in qualche città lontana per gareggiare. Non ho mai il tempo di annoiarmi!

Ogni ritaglio di tempo libero è dedicato agli allenamenti, e nei giorni più caldi la sveglia suona prestissimo. In media pedalo dalle 2 alle 5 ore ogni giorno, i giorni di riposo sono dedicati ai viaggi per raggiungere le località di gara.

E con il cinese come va?

Ogni giorno non manco mai l’appuntamento con lo studio. Studiare lingua cinese è come nuotare in un fiume contro corrente, se ti fermi torni indietro! Ogni momento libero è una buona occasione per migliorare, a pranzo con amici, in ufficio con i colleghi, al mercato e perfino in bicicletta!

Come si vive nella Cina rurale?

Yangshuo è forse una delle poche località cinesi che mi permettono dei ritmi tranquilli, a contatto con la natura. Le dimensioni sono simili a quelle di una piccola città italiana e l’atmosfera rilassata, lontana dai ritmi esasperati delle grandi metropoli asiatiche, fa sì che tutto quello di cui ho bisogno si incastri a perfezione nelle mie giornate.

Nelle guide di viaggio, leggo sempre che Yangshuo non è proprio Cina, per via dei caffè occidentali, dell’atmosfera di festa e dei numerosi turisti. Forse potrà sembrare così ad un primo sguardo, ma al di là dei caffè si nasconde una Cina rurale, i cui abitanti vivono ancora secondo i ritmi dell’agricoltura. La Cina dei contadini, dove, nelle torride sere d’estate il silenzio è rotto dalle feste di paese con infiniti banchetti e musica assordante di trombe e tamburelli.

Vivere con una famiglia di contadini cinesi credo richieda un certo spirito di adattamento. Com’è nata questa idea (che personalmente trovo davvero coraggiosa)?. E’ stato facile farsi “adottare?”

Da pochi mesi, ho abbandonato il comfort del mio appartamento in città per andare a vivere in campagna, con una famiglia di contadini! Nella nuova casa mancano le piastrelle del pavimento e la tazza del bagno, ma sfido chiunque a superare la vista dalla mia camera! E la possibilità di tornare a casa dal lavoro e fermarsi a fare due chiacchiere con i nuovi zii cinesi è un’esperienza unica. Loro parlano solo dialetto, ma pian piano il mio cinese scolastico si sta adattando alla lingua di queste campagne.

La scelta di vivere con una famiglia cinese è nata dal fatto che, lavorando nel cuore di Yansghuo, non ne potevo più del caos causato dalle migliaia di turisti cinesi.

Dopo l’estate ho iniziato a covare l’idea di vivere in campagna, in un posto dove non arrivano autobus pieni di turisti già alle 5 del mattino e dove, dalla finestra potessi godere la vista mozzafiato delle montagne, e dove, forse trovare, un pizzico di quella Cina che tanto mi ha affascinato nei libri, ma che sembra essere stata spazzata via dall’inevitabile sviluppo economico.

Trovare una stanza da affittare in campagna non è stato per niente facile. Su consiglio di un amico cinese, ho iniziato ad entrare nei villaggi nei quali avrei voluto vivere, e chiedere agli anziani che giocano a carte al centro del villaggio, se conoscessero qualcuno con stanze da affittare in zona. Ed è così che in una piccola valle incantata a quindici minuti di bici dal centro ho trovato la mia casetta e i miei nuovi zii.

Osservare da vicino la vita contadina e condividere tempo e spazio con questi nuovi zii è più facile di quanto sembri. Sono persone molto molto semplici che non sono mai uscite da Yangshuo e parlano un dialetto incomprensibile, simile al suono simile al vietnamita.

Ci si incontra ogni volta che entro o esco, e ogni volta mi fermo a scambiare due parole, ci si racconta la giornata, e a volte vengo sorpreso da qualche domanda sull’Italia o sui gusti degli stranieri. Nella maggior parte dei casi le domande riguardano il denaro e il cibo.

A proposito di cibo, ricordo che appena arrivato nella nuova casa, mentre spacchettavo le valigie, gli zii, curiosavano tra i vestiti gli oggetti che questo nuovo nipote aveva portato con sé dall’Italia. Ricordo che la cosa che li ha stupiti di più era il cibo, (da buona forchetta mi son portato da casa tortellini, speck, bresaola e ben 6 kg di formaggio parmigiano e pecorino). Dopo aver spiegato agli zii cosa fosse quel cibo esotico, mi sono trovato in grossa difficoltà a spiegargli cosa fosse il formaggio. Non tutti sanno che in Cina il formaggio è pressoché sconosciuto (a parte nei supermercati per stranieri). Non riuscendo a farmi capire ho deciso di condividere il prezioso parmigiano con loro.

Rido ancora se ripenso alle loro espressioni mentre lo masticavano… l’hanno masticato per una decina di minuti prima di deglutire, e alla domanda ‘com’è?’ la risposta è stata un sincero ‘a voi stranieri piace questa roba, noi preferiamo il riso’.

 

Non vorrei farti una di quelle domande che ti fanno anche i tuoi zietti cinesi… ma cosa trovi nei negozi di alimentari nelle campagne di Yangshuo?

A volte credo di avere la fortuna (o sfortuna) di poter provare a vivere la vita dei miei nonni. Per esempio, nel fare la spesa. Se il centro di Yangshuo probabilmente non è molto diverso da quella di ogni altra città, in campagna è tutta un’altra storia. La frutta e la verdura si comprano al mercato del villaggio accanto, dove ogni contadino vende le proprie verdure accatastate su una stuoia per terra. Pollo e pesce si comprano vivi!

I supermercati vendono solo prodotti locali, ma per fortuna l’industria del turismo ha portato anche qualche distributore da cui riesco a rifornirmi di pasta, caffè e cereali.

Diciamo che, anche se non mi dispiace la vita cinese in campagna, non dico mai di no ai vizi.

E a proposito di cibo, ho la fortuna di avere ogni giorno una croccante ciabatta di pane fresco! Uno dei pochi expat locali è un panettiere russo, ma dalle origini mediorientali.

Di italiani, nei tuoi paraggi, se ne vedono?

Italiani? Solo io. Ogni tanto qualche turista di passaggio, ma nulla di più purtroppo…

La comunità straniera è ristretta a una cerchia di amici, perlopiù anglofoni che sono capitati a Yangshuo, attratti dalle bellezza dei paesaggi e ci sono rimasti. I lavori per stranieri qui sono solo di due tipi: insegnante di inglese o guida alpina o di mountain-bike.

Gli amici cinesi di Yangshuo non sono molti e per la maggior parte sono cinesi “occidentalizzati” dal turismo, ma è anche grazie a loro che imparo ogni giorno nuovi modi di dire!

Gli amici cinesi nostrani sono i miei compagni di squadra, ogni gara oltre ad essere un’avventura sportiva è anche una full immersion nella Cina impenetrabile ad un normale laowai [= straniero N.d.R.]

Visto che sei una guida turistica, possiamo rubarti qualche consiglio di viaggio per venire a Yangshuo?

Per chiunque voglia fare una vacanza a Yangshuo, consiglio di fermarsi più di un giorno, magari una settimana, per poterne respirare la vera natura che si nasconde dietro la maschera di trappola per turisti.

Si legge ovunque sulle guide e sui racconti di viaggio della natura bucolica di Yangshuo. Appena messo piede fuori dall’autobus, Yansghuo non ha nulla di bucolico, anzi potreste perfino sentirvi soffocati dai rumori e dal traffico dei turisti.

L’aspetto bucolico della città non esiste più, ma a pochi chilometri dal centro, i villaggi e i paesaggi conservano ancora quell’aspetto immutato, che mi ricorda quei testi che si leggevano al liceo con quelle descrizioni pacifiche della vita pastorale nella Grecia antica.

Sceglietevi una brava guida, come me, oppure, se siete temerari e in cerca d’avventura, affittate una buona bici, come le mie, e perdetevi tra i campi di riso. [N.d.R. un po’ di pubblicità gliela possiamo concedere a Cesare o no? :-)]

Pensi di invecchiare a Yangshuo, con i tuoi simpatici zietti cinesi?

Non so per quanto tempo ancora rimarrò a Yangshuo, l’amore sta in Italia e credo che tra non molto arriverà il momento di far diventare questa relazione a distanza un amore a stretta vicinanza.

A proposito di Italia, tutte le volte che chiacchiero con qualche coetaneo italiano mi sento sempre dire che in Italia non c’è futuro, che il paese è in rovina eccetera eccetera..

e se provo a nominare la possibilità di tornare in patria, il più delle volte mi sento dare del pazzo. Forse sono troppo ottimista, ma credo che un buon progetto che fonda le radici in un terreno fertile abbia possibilità di avere successo, anche nell’arida Italia di oggi.

Come valuti questa tua esperienza cinese alquanto atipica? Pensi di esserti costruito un bagaglio che, come la tua bici, puoi re-impacchettare per percorrere nuove strade, al di là della Cina?

Per quanto la mia esperienza cinese possa sembrare unica o per lo meno insolita, non ho fatto altro che seguire i miei ideali, tutti i giorni. Certo, ho sempre avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno saputo coinvolgere ed entusiasmare.

Sono convinto che questa esperienza cinese mi abbia dato, e mi stia dando, qualche arma preziosa da poter sfruttare in un mio futuro lavorativo. Durante le vacanze di Natale, trascorse a casa, ho iniziato a piantare le basi per un progetto legato al turismo. Non voglio svelare tutti i dettagli, anche per motivi di scaramanzia.

[Tiè! N.d.R.]

Sono convinto e fiducioso delle potenzialità del nostro paese in chiave turistica, e se il settore è per lo più legato all’arrivo di stranieri, quale paese se non la Cina ha le potenzialità sia economiche che numeriche per poter diventare il primo bacino di turisti stranieri in Italia.

Ovviamente l’idea è quella di far pedalare questi cinesi nel nostro paese. E anche se sembra che le biciclette stiano scomparendo dalle città cinesi, sono convinto che nel giro di non molto anche i cinesi di oggi riscopriranno il piacere di pedalare. Dopotutto la Cina è sempre stata un popolo di ciclisti.

Vorrei che questa intervista possa spronare altri giovani a cercarsi, o inventarsi, un lavoro che si adatti ai loro talenti e che possa dare loro gioia ed entusiasmo ogni giorno. Ad abbandonare quella disillusione e arrendevolezza che sembra aver contagiato la mia generazione.

Per citare un messaggio di Tiziano Terzani, vorrei dire a tutti i miei coetanei che il mondo è pieno di cose da esplorare, aperto per chi lo vuole scoprire. Ci vuole coraggio, determinazione, fantasia e anche un pizzico fortuna, ma il mondo non è di certo tutto sprangato e i posti tutti presi dagli altri…

Grazie, Cesare e un grande in bocca al lupo perché tu possa continuare a raggiungere i tuoi traguardi! Ti verrò sicuramente a trovare, magari con un gruppo di Italiani in Cina, in questi posti da sogno, così lontani dalle città e dallo smog, in cui molti di noi stanno vivendo.

Se leggendo questo articolo vi è venuta voglia di fare un tour in bicicletta nei dintorni di Yangshuo, potete contattare Cesare scrivendo a cesare@bikeasia.com

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