Se il tuo Lui si chiama Lei

Sara Zanardo, 28 anni, da sei nella frontiera cinese. Dopo il diploma in ragioneria, sceglie di studiare il cinese, soprattutto spinta dal fatto che la facoltà sia vicino a casa, ma fin dalle prime lezioni, si appassiona al mandarino. Si laurea in traduzione e interpretariato a Treviso e si trasferisce in Cina nel 2007, quasi subito dopo la laurea.

La sua prima tappa è Dongguan, nel Sud, dove resta meno di un anno. Poi accetta un’offerta a Changzhou, dove tuttora lavora come assistente dell’amministratore delegato alla Dynamic Technologies, un’azienda friulana che a Changzhou produce tubazioni per l’aria condizionata di automobili.

Changzhou si trova nel Jiangsu, 150 km da Shanghai e 100 km da Nanchino. Ha 4.5 milioni di abitanti. Il suo PIL è tra i più alti del Jiangsu, subito dopo Suzhou e Wuxi e prima ancora di Nanchino. Secondo una classifica di Forbes del 2009, Changzhou era la nona “business city” della Cina. Non male per una città pressoché sconosciuta ai più.

La ricchezza di Changzhou deriva soprattutto dall’industria e dall’agricoltura. L’industria si sviluppa negli Anni Trenta, quando molte fabbriche di cotone, a causa dell’occupazione giapponese, lasciano Shanghai per trasferirsi più all’interno. L’agricoltura, molto diffusa nelle campagne circostanti, ha visto crescere a Changzhou l’industria alimentare.

Per chi avesse voglia di fare una gita a Changzhou, le principali attrazioni sono un paio di parchi divertimenti (uno con fossili di dinosauri veri rastrellati da tutta la Cina!), il tempio di Tianning, che è uno dei più grandi templi zen buddisti in Cina e l’annessa pagoda, rigorosamente rifatta, ma che, con i suoi 153 metri e la più alta della Cina.

Sara, come sei arrivata a Changzhou?

Sono nata a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, e là ho vissuto fino a 22 anni.

Dopo essermi diplomata in ragioneria, ho deciso di dare una svolta ai miei studi e mi sono iscritta a lingue orientali. La scelta del cinese è stata piuttosto casuale, non volendo optare per facolta’ troppo lontane da casa. Ma dalla prima lezione del Professor Chen sui caratteri cinesi, è scattata la scintilla, quella che ti dice che forse non era stato il caso a portarti lì ma il destino!

Ho frequentato il primo anno a Venezia, e poi ho avuto modo di entrare nella facoltà di traduzione ed interpretariato a Treviso, dove ho ottenuto la laurea nel marzo 2007. La partenza per il paese di mezzo non si e’ fatta attendere piu’ di tanto. Nell’agosto dello stesso anno, ho ricevuto la proposta di trasferimento in Cina dall’azienda per cui nel frattempo lavoravo come centralinista vicino a Treviso.

La mia prima esperienza di lavoro come assistente e interprete al General Manager e’ iniziata a Dongguan, nel Guandong, in un’azienda italiana specializzata in minuteria per occhiali. Diciamo che non è stata un’esperienza del tutto positiva e, dopo appena dieci mesi, ho accettato l’offerta di un gruppo italiano del settore automotive. Nel giugno 2008 sono approdata a Changzhou, dove vivo attualmente.

Com’è la vita a Changzhou?

Changzhou è una “cittadina” di più di 4.5 milioni di abitanti. E’ una realtà che sta vivendo uno sviluppo dal ritmo incalzante soprattutto negli ultimi cinque anni.

Non è una città che vanti un passato importante e il nome stesso, che in cinese significa <prefettura ordinaria>, lo conferma. La città è oggi un centro industriale in particolare nel settore tessile, alimentare e nell’ingegneria meccanica, ma gioca un ruolo sempre piu’ importante come polo per nuove tecnologie (fotovoltaico, biofarmaceutico e chimico). Nonostante la crescita frenetica degli ultimi anni, Changzhou è decisamente (o almeno a mio parere) una citta’ a dimensione d’uomo… nel limite in cui possa esserlo una città cinese! E’ ordinata, pulita, non particolarmente inquinata e nonostante ci sia sempre un’eccezione alla regola, la gente è affabile ed ospitale. Diciamo pero’ che la conoscenza dell’inglese qui non basta. E forse manca quel qualcosa per rendere Changzhou appetibile agli occhi di uno straniero. Al di la’ delle opportunità di svago e delle offerte culinarie limitate (intendo sempre per un expat), anche la sanità lascia un po’ a desiderare, e questo aspetto non è sicuramente secondario.

Il costo della vita non è paragonabile a Shanghai, ma in crescita come nelle altre realta’ cinesi in via di sviluppo. Affitto un appartamento di circa 75 metri quadri a 3300 yuan mensili (meno di 400 euro). Per la spesa settimanale spendo sui 300 yuan (35 euro) quando mi rifornisco soprattutto di prodotti cinesi, ma ogni tanto un po’ di pasta, qualche sugo e magari un pizza surgelata ci scappa e allora in questo caso vado a spendere quasi il doppio.

La mia vita a Changzhou è sempre stata incentrata sul lavoro, o almeno fino a un anno fa era così. Vengo da una realta’ semplice e ho sempre cercato di mantenere questa semplicita’ anche qui. La mia vita mondana si concentra nei fine settimana, quando si va a fare la spesa oppure a fare due passi in qualche parco, possibilmente lontano dalla confusione, ogni tanto un film al cinema (rigorosamente in cinese), qualche cena con i colleghi e, se si parla di colleghi cinesi, anche una cantatina al karaoke di tanto in tanto… Insomma, non cerco svaghi che questa città non possa offrire! E poi ora la mia vita a Changzhou è un mondo a tre: io, Cappuccina (la mia coniglietta) e… Lei.

Hai un fidanzato cinese?!

Lei è stato innanzi tutto (e lo è tuttora) un collega ed e’ rimasto tale finché non ho deciso di restare in Cina, poco più di un anno fa.

Premetto che MAI nella mia testa mi aveva sfiorato l’idea di iniziare una relazione sentimentale con un cinese, e non e’ certo questione di pregiudizi. Il fatto è che, dopo aver visto abitudini e stili di vita locali, non la ritenevo una opzione possibile. Invece… conviviamo da un anno e, con il caratterino che io mi ritrovo, ammetto che è stupefacente che, ad oggi, non abbiamo avuto modo di fare nemmeno una sana litigata da fidanzati. Non ce ne sono i motivi. Zero.  Ed e’ incredibile come siamo entrati velocemente in sintonia. Lei è un ragazzo di una dolcezza e bontà infinite! E’ pieno di attenzioni e ha gia’ fatto di me il centro del suo mondo. E’ una cosa a cui faccio fatica ancora oggi ad abituarmi! Senza contare il fatto che e’ un ottimo cuoco. Insomma lui e’ perfetto, almeno ai miei occhi.

E la sua famiglia come l’ha presa?

Lei e’ originario di Liyang, un paesino nella campagna di Changzhou, dove vivono i suoi genitori, con i nonni e la famiglia dello zio paterno. E’ la classica abitazione cinese a tre famiglie: nei matrimoni cinesi, la famiglia del marito “porta a casa” la moglie. Quindi i nonni di Lei hanno a suo tempo predisposto la casa per la famiglia dei due figli, mentre la figlia e’ andata a vivere altrove. Il fatto e’ che ora questo “portare a casa” si sta indirizzando verso la sottoscritta! La famiglia è deliziosa e sono stata accolta, con mio stupore ammetto, in modo davvero molto naturale, forse perché parlo cinese e pian piano inizio a capire anche il loro dialetto. Non mi hanno fatto sentire minimamente diversa, solo che questo aspetto non so se ora stia diventando un punto a mio sfavore. Diciamo che in breve tempo (e per breve tempo intendo un mese o due) è arrivata l’auto, un mini appartamento al piano superiore della loro casa  ed e’ arrivata la mitica proposta di andare a ritirare la <jiehun zheng>…quel libretto rosso con la foto di coppia sorridente e un timbro altrettanto rosso a sigillare l’unione…avete capito, no!?

La presentazione in famiglia è avvenuta un anno fa, durante il capodanno cinese. La famiglia di Lei è decisamente allargata! In due giorni ho subito un’invasione di zii e zieette, prozie, cognati, cugini e chi più ne ha piu’ ne metta! ma al di la’ di non riuscire a tenere il conto di tutti i parenti, la cosa interessante e’ stata che da tutti i ho ricevuto le “hongbao“, le buste rosse, insomma soldi! Ebbene sì, perché la tradizione vuole che la prima volta che il ragazzo porta la fidanzata a casa per il capodanno cinese, questa riceva le hongbao da tutti i parenti. A me questa tradizione ha creato davvero un po’ di imbarazzo. Ho cercato ripetutamente di spiegare alla mamma di Lei che non me la sentivo di accettare quei soldi, non per mancanza di rispetto nei confronti delle loro abitudini… ma niente da fare, o cosi’ o cosi’, quindi alla fine ho portato a casa il malloppo.

Visto che siamo appena entrati nell’anno del Serpente, com’è un capodanno cinese in famiglia?

Il capodanno cinese (fuochi d’artificio diurni a parte) corrisponde al nostro Natale. I festeggiamenti si protraggono per cinque o sei giorni. Si passa di casa in casa, di tavola in tavola. Si mangia, si mangia continuamente. E per continuamente intendo: sveglia alle sei o sette di mattina e ciotola di jiaozi fatti in casa (i ravioli cinesi più buoni che abbia mai mangiato!), semi di girasoli, arachidi, frutta, pranzo alle undici, semi di girasoli, arachidi, frutta, cena alle cinque, semi di girasoli, arachidi, frutta…e bucce…bucce, gusci e scorze ovunque! Un tour de force non da poco, senza contare che vista la marea di parenti, spesso si mangia in piedi per lasciare il posto a tavola agli anziani o addirittura fuori in giardino. Fuori o dentro non fa molta differenza, visto che le case non hanno né riscaldamento ne condizionatori e rimangono aperte tutto il giorno. Lo scorso anno poi le temperature erano particolarmente basse…non mi sono mai tolta il mio ADORATO giaccone SUPERTERMICO per tutta la durata del soggiorno a Liyang. Di notte, dormivo con tre coperte e sopra ci stendevo anche il mio giaccone! ma questo e’ nulla se penso al momento del bagno! era stata fin da subito la mia piu’ grande preoccupazione!

A Changzhou hai conosciuto altri italiani? Com’e’ la comunita’ di stranieri in genere?

A parte i miei quattro colleghi, conosco pochi italiani qui a Changzhou, credo di poterli contare sulle dita di una mano. Questo non vuol dire che non ci siano stranieri. Anzi la comunita’ straniera in questi anni è aumentata e si suddivide principalmente in quella che vive nel distretto Xinbei e quella che vive nell’area di Wujin. Non ho modo di quantificare la presenza degli stranieri qui a Changzhou, la maggior parte pero’ va e viene.

Un episodio di vita “di frontiera” che ti ha colpita di recente?

Qualche settimana fa abbiamo ritirato l’auto nuova, una Hyundai Sonata bianca. Usanza vuole che, quando si fa questo grande acquisto, si faccia ritorno alla casa di famiglia in pompa magna. Ad attenderci nel cortile ci sono un numero infinito di scatole di fuochi d’artificio, puntualmente diurni! Al termine degli “schioppettamenti”, la nonna di Lei dice “andiamo!” Lancio a Lei uno sguardo minatorio, per non avermi preparato psicologicamente all’iniziazione dell’auto! Ma il rituale è stato molto più carino del previsto. Ci siamo inerpicati con la nostra macchina nuova, su per una collina non molto lontana dal villaggio di Lei, per poi continuare a piedi fino a raggiungere l’ultima casa abitata. Ci attendevano una coppia di arzilli vecchietti. La padrona di casa ci ha fatto strada all’interno di una stanza completamente buia e, solo quando ha accesso una debole luce, ho capito di che cosa si trattava. All’interno della stanza accanto, c’era un piccolo altare con un budda, circondato da tanti ceri e da frutta. Di fronte all’altarino, erano state disposte due grandi coppe di metallo ormai straripanti di cenere. Io e Lei abbiamo accesso tre bastoncini di incenso e li abbiamo piantati nelle coppe di cenere, ci siamo inginocchiati sui cuscini (ringrazio la debole luce per non averne accentuato il colore) e abbiamo fatto per tre volte il “ketou” (l’inchino) prima a destra e poi a sinistra. Tutto questo per chiedere protezione mentre si e’ alla guida. La padrona di casa ha poi consegnato ad entrambi una mela di buon auspicio: “ping” di “pingguo”, che in cinese significa “mela” si collega al suono di “ping”di  “pingan” che significa “sicuro”.

Ti vedi in Cina per la vita o hai voglia di ritornare nella nostra bella Italietta?

Se questa domanda mi fosse stata posta poco più di un anno fa, avrei risposto senza pensarci di sì! Ora che invece qui ho molto più di ciò che avevo all’epoca, paradossalmente mi trovo a rispondere di no. Non mi vedo qui per la vita, o meglio mi vedo a fare da spola tra Italia e Cina per la vita. Ora come ora pero’, non so se sia desiderio o necessità, sento che è tempo di rientrare.

Non nell’immediato. Ho ancora due annetti di lavoro da portare a termine qui, poi voglio tornare in Italia. So che non e’ il momento migliore per decidere di rientrae nel bel paese, ma se come obiettivo mi do quello di una famiglia, di certo la prima opzione non e’ quella di farmene una qui. O quanto meno non intendo sperimentare la gravidanza a Changzhou. Pero’ tutto questo ora non dipende solo da me. Quindi in realtà, per avere una risposta certa a questa domanda, ci sara’ da aspettare ancora un pochino.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *