A sessantuno anni nella città degli aquiloni

Weifang. Città satellite. Città dormitorio. Città degli aquiloni. Viali ortogonali. Capannoni. Siepi allineate. Tute blu a spasso nell’ora d’aria. Sembra quasi il paesaggio di un videogame.

Una delle tante città cinesi “brutte senz’anima”, anonime e alienanti. La noia è nell’aria, mista alle micropolveri. Aria inquinata dalle tante fabbriche che, da Qingdao, si sono spostate qui. Molte fabbriche che producono gomma, ma soprattutto la Weichai, gigante sconosciuto dei motori diesel: 65,000 dipendenti nel mondo, 13 miliardi di dollari di fatturato nel 2014, passata per un istante sotto i riflettori della cronaca italiana quando, nel 2012, ha comprato il principale produttore al mondo di yacht di lusso, il Gruppo Ferretti, nonché sponsor della Ferrari nella Formula 1.

Il bus per andare in fabbrica parte ogni giorno alle 7:30 e, dopo dieci ore, riparte per il centro città. Ogni giorno esattamente così, dal lunedì al sabato. Pausa pranzo alle 11, in mensa, a 8 kuai, poco più di un euro. La domenica a fare la spesa, il bucato, a stirarsi le camicie e a chiamare casa, a Torino. E un’altra settimana uguale alla precedente ricomincia.

Claudio Operti, ingegnere meccanico, 61 anni, è uno dei direttori dello sviluppo motori diesel della Weichai, dove gli stranieri si contano sulla punta delle dita. E’ arrivato in Cina nel 2007 per seguire la Joint Venture di Iveco a Chongqing e, dal 2014, vive stabilmente a Weifang. Ha appena rinnovato il contratto per altri sei anni. Non si lamenta. Anzi, a Weifang non solo si è ambientato, ma si sente pienamente realizzato nel lavoro.

“Ma un po’ di amaro resta. L’economia italiana e buona parte dell’economia europea faticano a riprendersi, uno dei fattori critici è la concorrenza cinese, che molte aziende non riescono a contrastare” – racconta – “E io sono qui, in Cina, ad aiutare una azienda Cinese che vuole entrare piu’ aggressivamente sul mercato mondiale, e lo faccio utilizzando il bagaglio di esperienze e le conoscenze raccolte in decenni di lavoro in Italia. C’e’ qualcosa di fondamentalmente sbagliato e nessuno pare accorgersene, si parla molto di “fuga dei cervelli” riferendosi ai giovani. Ma nessuno pensa ai meno giovani, che forse arrecano un danno ancora peggiore, costretti dalle circostanze. Passami il termine “meno giovane”, ma “anziano”, io, a sessantuno anni, non mi sento proprio.”

Com’è iniziata la tua avventura in Cina?

Era il 2007. Lavoravo all’Iveco di Torino.

– “Abbiamo una nuova Joint venture. A Chongqing” – mi dice il mio capo – “Interessa? Saresti il responsabile tecnico.”

Io non sapevo neanche che esistesse Chongqing. A casa, mi documento e scopro che si tratta di una metropoli di trenta milioni di abitanti.

Il progetto a cui lavoravo stava morendo per mutate politiche aziendali, la situazione era incerta, l’offerta era buona. Decido di partire.

Passo quasi tre anni a Chongqing, ma a inizio 2010 il mio rapporto di lavoro con Fiat finisce. Ho 56 anni, la pensione e’ ancora lontana, devo trovare un lavoro. Mi rendo rapidamente conto che non solo in Italia, ma anche in Europa, un posto per me non si trova. In Cina, ho tante conoscenze, che mi aiutano con piacere. Faccio un primo giro in Cina a caccia di lavoro. Otto colloqui in una settimana, in quattro diverse citta’ (Chongqing, Shanghai, Weizhou, Beijing), e due o tre sono decisamente promettenti. Poi mi contatta la Weichai, che mi fa fare un colloquio in Francia, due viaggi in Cina e, a fine Giugno, firmo il contratto, rinunciando ad un’altra offerta comunque appetibile. A metà Luglio 2010, dopo due mesi dall’inizio della mia ricerca di lavoro in Cina, mi trasferisco a Weifang, altra città che, prima di iniziare questo round di colloqui, non avevo mai sentito in vita mia.

Ci resto sei mesi, poi divento responsabile tecnico di Moteurs Baudouin in Francia, raro caso di doppio espatrio. Mi trasferiscono quindi dalla Cina di nuovo in Europa, questa volta a Cassis, vicino a Marsiglia, dove mi fermo per più di tre anni, con frequenti viaggi verso la casa madre in Cina.

Poi, a metà 2014, ritorno definitivamente qui a Weifang.

Nel frattempo, le varie riforme delle pensioni hanno spostato il mio traguardo al 2022 (forse). Perciò, ho appena rinnovato il mio contratto per altri sei anni. Qualcuno sospetta che sia impazzito.

L’azienda in cui lavori, la Weichai, è un colosso: quasi 13 miliardi di dollari di fatturato nel 2014, più di 800 milioni di utile netto, 65.000 dipendenti in tutto il mondo, ma sono in pochi, fuori dalla Cina, a conoscerla…

In Europa, pochi addetti ai lavori conoscono questo nome, anche se ogni tanto è comparso nelle cronache. In Francia, nel 2009, quando ha acquistato un costruttore di motori marini, Moteurs Baudouin, in Italia, nel 2012, quando ha rilevato Ferretti Yachts, in Germania sempre nel 2012, quando ha acquistato una grossa quota del gruppo Kion / Linde (carrelli elevatori e sistemi idraulici). E poi il nome “Weichai” spicca sulle vetture Ferrari di Formula 1, come sponsor, da diversi anni.

Weichai Power e’ il piu’ grande costruttore di motori Diesel della Cina: motori per autocarri, motori marini, generatori elettrici. E poi trasmissioni per veicoli industriali, autocarri e autobus completi. Viste le dimensioni del mercato cinese, come primo costruttore nazionale, ha una posizione di tutto rispetto a livello mondiale, probabilmente il secondo o terzo costruttore di motori Diesel.

Per la maggior parte degli Occidentali non esiste.

Come si lavora in una grande azienda Cinese?

Lavoro tutti i giorni dal lunedì al sabato incluso, dalle 8.00 alle 17.30.

Si lavora molto, ma si lavora bene.

Lo scorso anno, c’è stato un calo, ma gli utili netti erano ancora di tutto rispetto: 800 milioni di dollari… Gli stipendi sono stati tagliati del 10% per qualche mese. Nessuno si è lamentato, anzi si sono impegnati ancora di più, anche perché sapevano che l’alternativa era licenziare il 10%. Qui si può…

Ci sono moltissimi ingegneri, e molti giovani o giovanissimi, con tanta voglia di fare e di imparare. Disponibili a fare qualunque cosa sia richiesta per portare avanti il lavoro, anche quando devono svolgere un compito da magazziniere o operaio, e senza guardare l’ora. Uno spirito di collaborazione che non avevo mai visto prima.

Se dai un obiettivo a dei Cinesi, loro si mettono a lavorare in gruppo, collaborano e si aiutano senza problemi. In Europa, dobbiamo fare i corsi di Team Building e poi, alla prima occasione, si cerca di fregare il collega.

Tutti con la stessa divisa: giacca blu e logo della Weichai, dall’ultimo operaio al Vice Presidente.

Il management è molto corretto e rispettoso. Ognuno ha obiettivi precisi da raggiungere, premi e punizioni dipendono da se e come raggiungi i target, il tutto in modo molto rigoroso, ma corretto. Le urlate e gli insulti di certi manager nostrani qui non esistono, le riunioni sono in tono pacato e costruttivo, non i ring che ho vissuto in altri ambiti.

Il nostro Presidente Tan Xuguang e’ un personaggio notevole. Relativamente giovane, con diverse cariche politiche e notevole attenzione alla coreografia della sua posizione. Un ufficio grande come un campo da tennis, sale riunioni progettate intorno alla sua poltrona, viaggia con una coda di portaborse e interpreti. Ma poi segue direttamente ogni attività e progetto ed è sempre informato su tutto e tutti. Nel mio caso, ha trattato di persona colloqui e trattative per la mia assunzione. E ha un obiettivo ben preciso: Weichai deve diventare il primo costruttore mondiale di motori Diesel.

Quindi gli enormi utili degli anni precedenti sono tutti re-investiti in nuovi stabilimenti, nuovi macchinari, nuovi laboratori. Ho visto capannoni nuovi, con file di macchinari nuovi inutilizzati, comprati in attesa di avere qualcosa da produrre, tanto per essere pronti al futuro. E come ho detto prima, qui si investe anche facendo shopping di aziende Europee.

Una delle cose che, nel 2010, mi ha convinto sulla scelta di Weichai è stata la visita ai Laboratori prove motori, di dimensioni faraoniche e con attrezzature di altissimo livello. Mai visto niente di simile in Europa, e non solo in Fiat.

E poi è chiaro che per crescere si deve uscire dalla Cina. Il mercato Cinese è grande, ha potenzialità enormi, ma non infinite. Un’azienda come Weichai, per continuare sulla strada del successo, deve passare i confini. Per questo servono prodotti competitivi.

E qui nascono i problemi. Le attrezzature, i macchinari, i laboratori sono essenziali. Ma ci vuole anche chi li sappia usare. Le centinaia di giovani ingegneri vanno benissimo, sono ben preparati, ma serve anche l’esperienza e questa scarseggia.

La cultura cinese privilegia il raggiungimento del risultato. E non sempre questo è un aspetto positivo. Raggiungere un risultato prefissato, anche se molto modesto, è visto sempre come un successo. Non raggiungere pienamente un risultato ambizioso è invece vissuto come una sconfitta. E fa sì che target ambiziosi siano malvisti: meglio un obiettivo limitato, ma facile da raggiungere. Fintanto che la concorrenza è interna alla Cina, questo approccio a piccoli passi non da problemi, ma appena mi affaccio su altri mercati più competitivi, non funziona più.

E il top management lo sa.

E allora cosa fanno? Comprano aziende Europee, complete di loro know-how e di fetta di mercato. L’ha fatto Geely con Volvo, per citare l’esempio più noto nel nostro settore.

E assumono persone con una provata esperienza nel campo. E’ il mio caso. I miei obiettivi qui: trasferire metodi di gestione e controllo dello sviluppo prodotto più avanzati, rapidi e flessibili; identificare aree di sviluppo e obiettivi che rendano il nostro prodotto più concorrenziale fuori della Cina; coordinare i progetti di sviluppo più avanzati e tecnicamente sfidanti; trasferire il mio know-how tecnico e esperienza agli ingegneri locali… qualifica da Direttore, che mi da la necessaria autorità in azienda, ma nessun collaboratore “gerarchico” (non ho da perdere tempo in tutti gli aspetti burocratici legati alla gestione del personale). Il tutto in un ambiente che ti stima e apprezza il tuo contributo.

Il sogno di molti ingegneri, il mio di sicuro.

Ottimo trattamento economico, con diversi benefit interessanti. Qualche “caduta” di classica tradizione cinese… numerosi viaggi pagati in Europa ogni anno, per me e famiglia, ma in “Economy” (in Weichai solo il Presidente viaggia in Business), ma meglio qualche viaggio in più, anche se scomodo, alla fin fine.

Il rovescio della medaglia è che, quando si forzano target aggressivi in un ambito tradizionalista, non sempre s’incontra il plauso e l’apprezzamento di qualche manager che reputa il rischio eccessivo, e che preferisce la tranquillità di un approccio conservatore. Fa parte delle regole del gioco.

Dov’è Weifang e come ci vivi?

Qui anche molti Cinesi si perdono. Weifang è una “cittadina” per gli standard cinesi: sono solo due milioni di abitanti. E’ nella provincia dello Shandong, a meta’ strada fra Qingdao e Jinan. La città ruota intorno alla Weichai.

Qualcuno parla di “antica storia” di Weifang, peccato che non ne abbia mai trovato traccia.

Forse, l’unico luogo storico identificabile è il campo di internamento di Weixian: una missione presbiteriana che, durante la Seconda Guerra Mondiale, i Giapponesi, hanno trasformato in campo di prigionia per Inglesi e Americani residenti in Cina.

Unico “segno particolare”: è nota come la Citta’ degli Aquiloni. C’e’ il Museo degli Aquiloni. Piacevole, anche se in un paio d’ore hai visto tutto. Ad Aprile c’e’ il Festival Mondiale degli Aquiloni. Finora l’ho mancato, quest’anno che ero a Weifang nel periodo giusto, pioveva a dirotto, ma pare sia interessante.

La città è stata interamente costruita dopo la Seconda Guerra Mondiale, in una zona pianeggiante. E’ un reticolo di larghissimi viali ortogonali alberati e bordati da siepi ben tenute.

Le costruzioni sono perlopiù moderne… ogni tanto spuntano dei “gruppi” di case di abitazioni di venti e più piani. Qui l’ascensore è obbligatorio se la casa ha piu’ di sei piani; e l’ascensore è la parte piu’ costosa di ogni costruzione. Quindi la casa ha sei piani o ne ha venti-venticinque, per ammortizzare il costo dell’ascensore.

Il clima è abbastanza felice. Estati calde, ma non insopportabili come a Chongqing, e inverni freddi, ma non gelidi come ad Harbin. Clima asciutto, pochissima nebbia, parecchio sole e cielo sereno. Per la Cina, una rarità. Inquinamento assente, almeno per quanto si possa percepire.

Insomma, non raccomando un viaggio turistico a Weifang, ma è comunque un posto vivibilissimo. O forse sto esagerando?

Immagino che gli stranieri a Weifang si contino sulla punta delle dita…

Beh, la popolazione occidentale e’ di qualche unita’, per la maggior parte insegnanti di Inglese che si fermano al massimo un periodo scolastico, attualmente c’è una coppia francese e un tedesco che lavorano in Weichai. Vita sociale scarsa. E se vuoi uscire, trovi centinaia di ristoranti, molto economici, tutti cinesi, neanche uno occidentale, al massimo qualche Coreano e gli indistruttibili Burger King e Pizza Hut. Per fortuna gli ingredienti per cucinare si trovano quasi tutti, compreso olio d’oliva e pasta italiani. Una volta ho anche trovato del latte della Centrale di Torino: da non credere, ma ho le foto per provarlo. Formaggio e salumi assenti, salvo qualche sottiletta e formaggino. Se non altro, ottima frutta e verdura a “km 0”, lo Shandong è molto agricolo, per le strade trovi i contadini che vengono a vendere direttamente i loro prodotti. Con qualche integrazione dall’Italia, si sopravvive bene.

Qui, il fatto di vivere in un ambiente alieno è evidente in ogni luogo e momento.

Se loro sono alieni per me, io sono ancor di più alieno per loro. Spesso, sorprendo qualcuno che mi sta fotografando, di nascosto o chiedendomi il premesso. Non è raro che qualcuno in un negozio o per strada mi chieda da dove venga e perchè sia a Weifang, magari mandando in avanscoperta come interprete il figlio di sei anni che parla inglese mentre il padre fa lo gnorri. E sicuramente hanno un’attenzione particolare nei miei confronti: la commessa del supermercato che io non ho mai notato sa benissimo cosa compro abitualmente, e me lo indica se hanno cambiato scaffale.

Ma tutto questo con una notevole leggerezza, mai ti fanno pesare la tua diversità e in generale ti aiutano. Soprattutto non ho, nei miei ricordi di otto anni in Cina, alcun ricordo di situazioni spiacevoli o negative – anche tenuto conto che qui sono ovviamente un privilegiato, una situazione che qualche contrasto lo potrebbe generare.

E forse questa e’ la cosa più notevole della Cina: un paese che accetta senza problemi la tua diversità.

Cosa fai nel tempo libero?

Come ti dicevo, lavoro sei giorni a settimana. Solo la domenica è di riposo. Ogni giorno mi ci vogliono tre quarti d’ora di autobus da e verso la fabbrica.

Il tempo libero è veramente ridotto all’osso: spesa e cucina, e la domenica spesa e i lavori di casa: lavare e stirare le camicie, preparare un po’ di cibo per la settimana. Non ci si annoia molto. D’altra parte, sono venuto qui a lavorare, non a divertirmi.

Come hai vissuto la lontananza dalla famiglia in questi anni?

Ho moglie e due figli, e loro stanno a Torino. Decisione obbligata per tanti motivi, non facile anche per loro, che comunque hanno accettato senza problemi questi cambiamenti e mi hanno sempre sostenuto. Nel 2007 i figli andavano al Liceo e all’Università. Impossibile portarli via da Torino. E anche adesso che hanno finito gli studi, restano i vincoli di famiglia, genitori anziani, un problema soprattutto per mia moglie, figlia unica… ma nel frattempo ci siamo abituati a questo strano ritmo fatto di telefonate a ore fisse per gestire le sei o sette ore di fuso orario, di brevi periodi a casa intervallati da lunghe assenze. E questo ha in un certo modo rafforzato in nostri rapporti, invece di indebolirli. Ci parliamo di piu’ adesso che in certe giornate, quando lavoravo a Torino e arrivavo a casa la sera tardi, stanco e stressato, per ritornare in ufficio il mattino dopo. Il piacere di tornare a casa in Italia e’ ogni volta qualcosa di nuovo. E comunque gia’ quest’anno, con i figli cresciuti, mia moglie mi ha raggiunto a Weifang per un mese. E’ un inzio, ho ancora sei anni davanti.

Alla fine un bilancio positivo sulle scelte fatte.

Ma un po’ di amaro resta. L’economia italiana e buona parte dell’economia europea faticano a riprendersi, uno dei fattori critici è la concorrenza Cinese, che molte aziende non riescono a contrastare. E io sono qui, in Cina, ad aiutare una azienda Cinese che vuole entrare piu’ aggressivamente sul mercato mondiale, e lo faccio utilizzando il bagaglio di esperienze e le conoscenze raccolte in decenni di lavoro in Italia. C’e’ qualcosa di fondamentalmente sbagliato e nessuno pare accorgersene, si parla molto di “fuga dei cervelli” riferendosi ai giovani. Ma nessuno pensa ai meno giovani, che forse arrecano un danno ancora peggiore, costretti dalle circostanze. Passami il termine “meno giovane”, ma “anziano”, io, a sessant’uno anni, non mi sento proprio.

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