Fiori d’arancio nella foresta di bambù

Matrimoni, figli, rimpatri, traslochi, rimpianti…

Ci sono stati grandi cambiamenti nella vita di alcuni degli intervistati.

Mi piace l’idea di seguirli nel loro viaggio, per continuare ad ascoltarli, guardare a un altro spicchio di mondo, imparare qualcosa di nuovo sulla Cina di Frontiera e – perché no? – sulla vita.

Chi ha letto il post Se il tuo lui si chiama Lei., già la conosce un minimo. E’ di Vittorio Veneto, si è laureata in interpretariato cinese e vive a Changzhou, a 150 chilometri da Shanghai.

Sara,ci racconti il tuo matrimonio cinese?

Tutto inizia con gli auguri di buon anno. D’altronde alle sette di mattina scocca esattamente la mezzanotte italiana. Un primo giorno dell’anno indimenticabile!

Mamma e papà bussano alla porta che io sono ancora nella mani della piccola Hui, la truccatrice. Un trucco che a Moira Orfei fa quasi un baffo! e mentre la mia trasformazione continua, mamma, papà e la mia testimone atterrata dall’Italia sono intenti

a fotografare e inviare qualche sms d’auguri tra una risata e l’altra. C’e’ profumo di festa nella stanza e lo sposo è ormai in procinto di arrivare…

La piccola Hui mi invita a sedermi sul letto e nasconde le mie scarpette da Cenerentola. Non è pensabile che lo sposo arrivi e si porti via la consorte così facilmente!

Lei bussa alla porta accompagnato dai suoi testimoni e dal cameraman. Il nostro giorno lo dobbiamo condividere assolutamente in qualche modo anche con gli amici in Italia!

La sfida per lo sposo inizia; Hui cerca di dissuadere Lei dall’intento di entrare facendogli elencare tutti i vari nomiglioli con cui è solito chiamarmi e chiedendogli di intonare, o stonare, qualche canzone. Lo sposo non demorde e intanto i testimoni iniziano a far scivolare sotto la porta delle bustine rosse per corrompere le mie guardie del corpo Dopo una decina di minuti, Hui si arrende e la porta si apre. Lei entra felice ma non sa che non è ancora finita: mancano le scarpe! A furia di cercarle l’abito presto perde l’aspetto da cerimonia!

Dopo aver recuperato le scarpe, lo sposo deve affrontare i neo suoceri. Come da tradizione cinese, anche i miei genitori consegnano a Lei la busta rossa scandendo le parole “mamma e papà” e scambiano con il genero un caloroso abbraccio!

E’ ora di partire alla volta della casa di Lei, e quindi, come da rito, io devo congedarmi dai miei genitori. Nonostante la finzione del saluto, si sa, in un giorno così importante e ricco di emozioni, la lacrima scende facile e il cameraman è pronto a filmare la commozione come un paparazzo di tutto rispetto.

L’arrivo della carovana nel villaggio di Zhaoshu, nella campagna di Liyang, è accolto con un’esplosione fragorosa di fuochi d’artificio. L’ingresso alla casa è coperto con un tappeto rosso e il giardino pullula dei membri della numerosa famiglia di Lei. I genitori ci attendono all’ingresso della casa.

Noi sposi, i genitori, la comare, e i nonni di Lei ci sediamo tutti intorno ad un tavolo. Mia mamma porge ai genitori e ai nonni di Lei dei regali dall’Italia; la sorpresa desta l’interesse dei diversi parenti, non abituati a questi gesti di cortesia nostrana.

Inzia quindi il rito del te dolce; in realtà si tratta di una ciotolina di giuggiole e datteri rossi cotti in acqua con aggiunta di zucchero. Vuole la tradizione, che bere questo te sia di buon augurio per la nuova unione e foriero di prole per gli sposi.

La mamma di Lei ha addobbato il letto della nostra camera nuziale con giuggiole, arachidi, uova e scarpette da neonato! I costumi locali riportano ad un unico soggetto, qualora qualcuno non abbia colta il velato messaggio!

Arriva anche per me il momento del saluto con i suoceri. I genitori di Lei si siedono al tavolo. Porgiamo loro un bicchiere di te verde e io mi rivolgo loro chiamandoli mamma e papà… La famosa busta rossa arriva a seguire.

La carovana è quindi pronta a ripartire alla volta di Changzhou dove si terrà la festa, ma prima… qualche foto alla neo famiglia..

Arriviamo puntuali all’albergo.

Gli addobbi bianchi e rossi sono come li avevamo richiesti e i fiori freschi danno il tocco giusto. I venti tavoli riempiono tutta la sala. E’ ora di accogliere gli invitati. Io e Lei ci mettiamo all’ingresso per salutare i parenti e gli amici venuti a condividere con noi questo giorno di festa.

Non mancano per noi le sorprese di amici che inaspettatamente e all’ultimo momento fanno capolino dall’ingresso, regalandoci una gioia in più.

La cerimonia può inziare.

Io e papà attendiamo fuori dalla sala, mentre all’interno la musica inizia. Sento le farfalle nello stomaco crescere di minuto in minuto. Le porte si aprono ed emozionatissimi facciamo il nostro ingresso. Lei ci viene incontro, anche lui evidentemente emozionato. Lascio il braccio di mio padre che prende la mia mano e la porge a Lei. Un po’ come nei film, lo sposo si inchina e dichiara il suo amore alla sposa commossa. A ripensarci mi viene da sorridere; la tradizione che si mescola con queste cerimonie pompose e un po’ surreali. Nel giro di poche ore si e’ passati da mangiare una ciotolina di giuggiole in aperta campagna ad un piatto di aragosta servita in una sfarzosa sala di albergo.

La cerimonia prosegue con cambio di abito e di atmosfera. Sul palco, io e Lei veniamo guidati dal presentatore nella varie fasi della festa: dalla performance canora, all’accensione delle candele, agli inchini di ringraziamento verso gli invitati, i familiari e i genitori. Il tutto intervallato da giochi e spettacoli di acrobazia.

Noi sposi non abbiamo di che riposare. Scesi dal palco inizia il tour di brindisi tra i tavoli. Gli ospiti sono allegri e molto partecipi, tutti soddisfatti della festa e del banchetto.

Io e Lei iniziamo a sentire la stanchezza della sveglia presto, del viaggio, delle emozioni che si sono susseguite durante tutta la mattinata. Riusciamo a sederci al nostro tavolo giusto per un po’, prima di iniziare i saluti agli ospiti che pian piano iniziano a lasciare la sala. Perché qui funziona così: una volta che il pranzo si conclude, la gente saluta e se ne va. Per gli invitati tutto è molto veloce, la festa in un paio d’ore si conclude.

La sala si svuota e la festa è finita, si fa ritorno a Zhaoshu. Tradizione richiede infatti che gli sposi passino la prima notte di nozze nel letto nuziale, sì quello prontamente addobbato dalla suocera!

Il 1° gennaio 2014 si conclude quindi nel silenzio della campagna cinese, un po’ se come l’intera giornata fosse stata una sorta di strano sogno. Per fortuna ci sono le giuggiole sul letto a ricordarci invece che è stato tutto vero.

Grazie, Sara, per aver condiviso questo momento magico e averci reso quasi spettatori di una cerimonia così diversa da una matrimonio all’italiana!

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