Nella terra incantata dei panda: un marito cinese e una cattedra di italiano

Siamo nella patria dei panda, la provincia del Sichuan, e più precisamente a Chengdu, la capitale. Quattordici milioni di abitanti, tremila case da tè, poche industrie di rilievo, ritmi di vita più rilassati rispetto a Shanghai, che si trova a circa tre ore di volo da qui. A Chengdu, si respira un’aria intimista, lontana dal materialismo della costa orientale, forse anche per l’influenza del vicino Tibet e della religione buddista.

Ileana Pieretti, nata a Massa Carrara nel 1978, si laurea alla Ca’ Foscari in lingua e letteratura cinese e si trasferisce in Cina nel 2005. Dopo aver lavorato a Shanghai per quattro anni, dal 2010, vive a Chengdu che, a quanto pare, non cambierebbe con nessuna città al mondo.

Come sempre, il caso gioca la sua parte.

A Shanghai, un pomeriggio di primavera, Ileana si siede nei giardini del Bund a leggere un libro sull’opera di Pechino. Lì, comincia una conversazione con un ragazzo cinese. Si chiama Jun, è timidissimo, trema persino mentre le parla. Lei è un vulcano. Ed è colpo di fulmine. Ora sono sposati da otto anni e hanno due figlie, Sophia e Sonia.

“Le differenze culturali sono tante, ma – dice Ileana – quando c’è la volontà di restare insieme, tutto si supera”.

Dopo l’intervista a Michele Marini (Insegnare l’italiano, imparare l’italiano. A Nanchino), un’altra protagonista della Cina di Frontiera ci racconta il mondo dell’università cinese, osservato dal punto di vista di chi insegna a ragazzi che studiano l’Italiano non per scelta, ma per ripiego, incasellati in un sistema scolastico e familiare che dà ancora troppo poco spazio alla libera espressione.

“Chi viene a Chengdu non la lascia mai più”. Così dice il proverbio cinese e così è successo a me. Mi sono innamorata di questa città.

Chengdu si trova Sud Ovest della Cina. E’ una città considerata di seconda fascia, ma per me è di primissima fascia, visto il livello di vita che offre. E’ la quinta città piu’ popolosa della Cina.

E’ famosa soprattutto per i panda, questi orsoni coccolosi che inteneriscono il mondo. E’ qui che si trova il centro di ricerca più grande (Huanglong Nature Reserve), da cui i panda vengono smistati nei vari paesi ed è qui che tornano, quando la propria terra li reclama.

Consiglio di fare visita in primavera o in autunno, perché i panda soffrono molto il caldo, per cui se ne stanno rintanati al fresco e rischiate di non vederli.

Da non perdere, i pandini appena nati. Pagando un extra [oltre 100 euro] si ha diritto a qualche minuto per farvi immortalare in una foto ricordo con uno dei simboli più amati della Cina.

Non tutti sanno pero’ che Chengdu e’ una delle culle della cultura cinese, soprattutto dell’età del bronzo. In città e nei dintorni ci sono molti musei dedicati alla storia e all’archeologia cinese, uno fra tutti il Museo Jingsha, a circa 40 Km da Chengdu, dove si possono ammirare reperti risalenti a 4000 anni fa. Che la cultura qui sia una cosa importante e’ dimostrata dal fatto che è stato creato un intero spazio chiamato appunto ‘wenhua gongyuan”, “parco della cultura”.

A Chengdu esiste anche un parco dedicato al Patrimonio Culturale Immateriale, costituito con il patrocinio dell’UNESCO, dedicato alla cultura e alle tradizioni di tutti i paesi del mondo, compresa la Cina, naturalmente. In questo enorme museo all’aperto, si possono conoscere tutte le caratteristiche particolari della cultura cinese, dal ricamo delle minoranze etcniche, al te’, all’artigianato di bamboo e delle giade, dal teatro cinese, alla calligrafia…. Credo che in pochi sappiano di questo posto, io stessa l’ho scoperto di recente, perche’ rimane piuttosto lontano dal centro, ma vi assicuro che e’ un posto fantastico, una mini storia della cultura cinese e anche di altre culture internazionali.

La piazza principale di Chengdu si chiama Tianfu, e’ una vasta piazza, su cui campeggia una grande statua di Mao con la mano protesa verso l’alto, in segno di saluto.

 

Tornando alle bellezze di Chengdu, sono imperdibili i dintorni. Citarli tutti è impossibile. Da vedere il Da Fo, il “Grande Buddha”, un sito archeologico dove si possono ammirare le maestose statue dei Buddha Giganti, scolpite nelle rocce. E’ anche da qui, secondo me, che si vede la grandezza della civiltà cinese; la sensazione che le antiche civiltà abbiano davvero lasciato qualcosa di grandioso ai posteri. A volte mi chiedo: noi cosa lasceremo in eredità? un Iphone? Un minipad? Mah! [bella domanda, Ileana! N.d.r.]

Un’altra classica meta turistica è Emei Shan, ma non andateci incinta di cinque mesi come ho fatto io perché potreste partorire dopo la prima salita. E’ una montagna dedicata ai templi buddisti. Il massimo è andare all’alba sulla cima piu’ alta e tuffarsi (solo con lo sguardo, eh..) nel “mare di nuvole” rosa…ah fantastico davvero!

Altro posto da non perdere, (quasi quasi mi metto a fare la guida turistica), è Dujiangyan, il sistema di irrigazione risalente al 300 a.C., e il monte QingCheng, che pare sia la culla della religione taoista.

A Chengdu, ci sono moltissime minoranze etniche fra cui abitanti del Tibet e dello Xingjiang proprio perché il Sichuan si trova nella parte ovest della Cina ed è il primo avamposto per le persone che arrivano da quelle zone. E’ anche una tappa per chi si vuole spostare dall’est in Tibet.

 

Anche in città ci sono molte cose da visitare fra cui Wenshu Yuan, il principale tempio buddista, all’interno di un grandissimo parco, che ospita meravigliose statue di Buddha e un laghetto artificiale pieno di testuggini di mare, ce ne sono di giganti e a centinaia, mescolate a carpe rosse o dorate, simbolo di ricchezza per i cinesi. Sapete perché in Italia o anche in Cina spesso sono messi degli acquari enormi nei negozi o nei ristoranti? Non è una semplice decorazione. I pesci portano soldi. Un po’ come il gatto dorato giapponese che saluta incessantemente con la manina. Siccome ho sviluppato un piccolo business anch’io, prontamente, ho comprato i pesciolini rossi… speriamo che la cosa valga anche per chi non è autoctono!

Bene, abbandoniamo la parte turistica, anche se è davvero molto interessante, per addentrarci invece nella tua Chengdu quotidiana.

Chengdu è famosa per le sue miriadi di Chalou (le case da tè) dove le persone del posto si riuniscono per bere tè, rilassarsi, giocare a mah jong, a carte e anche concludere affari. Si dice che ci siano più di tremila case da tè in città.

La cosa che mi ha stupito, dopo aver vissuto tanti anni a Shanghai, è come gli abitanti di Chengdu siano fuori dal tempo: sono tranquilli, mai affannati. Per loro è fondamentale godersi la vita senza stress. Li trovi nei tantissimi ristoranti di hot pot, la cosiddetta “marmitta mongola”, in compagnia degli amici, della famiglia a passare la serata. Sì, i Chengdunesi amano mangiare e lo fanno soprattutto all’aperto, non solo in estate, ma anche con il freddo. Beh, devo dire che Chengdu non ha inverni rigidi: anche in pieno inverno non si va quasi mai sotto lo zero, però stupisce come qui la vita sociale sia molto attiva. Io abito vicino a un megastore e tutte le mattine, alle otto in punto, le signore e i signori di una certa età, si riuniscono nel piazzale a fare ginnastica e a ballare, il tutto accompagnato dalla musica. Stessa cosa, la sera fino alle nove e così in tutti gli spazi pubblici dove si possa ballare e attaccare la spina di un registratore… Ve lo immaginate in Italia, se davanti all’Esselunga si mettessero a ballare? Chiamerebbero le forze dell’ordine!

A Chengdu, c’è un parco molto famoso, il Parco del Popolo. E’ meraviglioso. Dovreste venire e vedere con i vostri occhi. A ogni angolo, sotto ogni piccola pagoda c’è un’orchestra, uno spettacolo di ballo o un karaoke fai da te! Insomma, tutti che amano divertirsi, esprimere a modo loro la passione per la musica e soprattutto è un modo per stare insieme! Questo, secondo me, dovremmo imparare dai cinesi: come fare vita sociale. Qui le persone anziane raramente si sentono sole, hanno qualcosa da fare, forse una volta era così anche da noi, adesso questi poveri vecchietti più che la partita al bar sotto casa mi sembra che non gli sia rimasto nient’altro.

Chengdu si anima soprattutto la sera. Le famiglie si riuniscono e, dopo cena, tutti fuori a fare due passi, estate o inverno che sia! I cinesi, in genere, vivono la casa solo come un covo, dove ritirarsi la notte, dove riposare, non dove riunirsi o dove passare il tempo, questo è molto diverso dalla nostra mentalità. Noi italiani, se stiamo fuori tutto il giorno, poi diciamo “casa dolce casa”, per i cinesi non è così: ogni occasione è buona per uscire! [anche perché, la media delle case è di una bruttezza indescrivibile e gli spazi sono infimi, N.d.r.]

Anche se è una città dell’interno, Chengdu offre divertimenti, ristoranti, prodotti internazionali nei supermercati?

Chengdu è una città di 14 milioni di abitanti, in forte espansione economica, per chi si vuole trasferire qui, non offre meno di altre grandi città cinesi. Ci sono ristoranti internazionali, molti anche italiani, caffè, bar all’occidentale, centri commerciali come Carrefour, Auchan e Wall Mart, ospedali internazionali.

Una zona molto bella è Tongzilin, dove abita la maggior parte della comunità straniera, in prevalenza americana, tedesca, canadese e francese, e dove sono concentrati anche molti cinesi d’oltremare. Italiani, per adesso, non ne ho visti molti e, anche a causa dell’assenza di un Consolato o di un centro di riferimento, ci si incontra molto poco.

E il costo della vita a Chengdu è ancora basso?

A parte alcune zone residenziali, il costo della vita a Chengdu non è alto. In periferia, o comunque lontano dalle zone vip, l’affitto è molto accessibile. Io vivo vicino all’Università, dove insegno. Qui, una casa di circa 70mq costa 1500 RMB al mese [meno di 200 EURO], comoda spaziosa, certo, standard cinese, però pulita e funzionale.

Acquistare una casa a Chengdu costa massimo sugli 8/9mila RMB (circa 1000 EURO) al mq.

Anche la spesa è assolutamente abbordabile: se ci si adatta alla cucina cinese e se non si pretende di andare al ristorante italiano tutte le sere, si possono spendere sui 1000 RMB (poco più di 100 EURO) al mese per mangiare.

La gente di Chengdu come interagisce con te, che sei una straniera?

Gli abitanti sono in prevalenza molto gentili, amano chiacchierare, sono disponibili. Sarà che qui gli stranieri sono ancora pochi e quindi i locali sono attratti dal ‘diverso’. A volte si ha quasi l’impressione di venire da marte, poi molti credono che io non capisca il cinese e quindi pensano a voce alta, beh non sono sempre gradevoli quando fanno certi commenti, però fa parte anche questo della cultura cinese, la loro curiosità è smisurata! E tutti che vogliono parlare inglese anche quando insisti dicendo che non sei americano: sei italiano. Soprattutto con Sophia, la mia primogenita, che ha sei anni, i genitori obbligano i figli a fare amicizia con lei sperando cosi che possano migliorare l’inglese, poi, però rimangono delusi quando vedono che lei parla perfettamente mandarino!

 

Parliamo del tuo lavoro: tu sei una sinologa e insegni italiano all’Università di Chengdu.

 

Sono venuta a Chengdu rispondendo a uno dei tanti annunci dove si ricercavano insegnanti di lingua italiana, mio marito, fanatico di Shanghai (all’epoca vivevamo là) era contrario, diceva che il Sichuan era la regione più povera della Cina [non è vero, N.d.R.] e che qui c’era brutta gente [tutt’altro! N.d.R.]. Anche lui si è ricreduto.

I miei studenti sono ragazzi cinesi di circa diciotto anni, che vanno in Italia a fare l’Università e che quindi si preparano con lo studio della lingua. Questa scelta [che a prima vista fa colpo su di noi, N.d.R] è, in realtà, nel 99% dei casi un ripiego, frutto di un sistema di coartazioni che affliggono non poco gli studenti in Cina. Non sono i ragazzi a decidere dove e cosa studiare, ma sono indirizzati dalla famiglia o dallo Stato. Spesso chi studia l’italiano lo fa perché non ha avuto un punteggio alto al Gaokao, l’esame di ammissione alle università cinesi, e i genitori non vogliono “perdere la faccia” di fronte ad amici e parenti, mandandoli in un’università di serie B, C, o D. Quindi, quale soluzione migliore che spedirli all’estero? Voi direte: ma perché proprio l’Italia? In realtà, sono pochi quelli che vogliono davvero venire nel nostro paese. Nella maggior parte dei casi, hanno già tentato con altri paesi, in primis America e Germania, ma è stato loro rifiutato il visto o sono state chieste condizioni economiche esorbitanti.

La prima classe che ebbi erano undici studenti, molto educati e molto carini, a differenza di quelli che avevo a Shanghai. Siamo tuttora in contatto e li seguo nella distanza, ora che loro sono in Italia; quando tornano, vengono a salutarmi, portandomi dei regali.

La seconda classe che mi è toccata aveva ancora meno studenti, ma davvero validi, soprattutto si è instaurato un bel rapporto di amicizia con alcune studentesse.

Nelle mie lezioni, mi piace far ragionare gli studenti, non far loro imparare a pappardella frasi, vocaboli, mi piace discutere di tutto in classe, mettendo in risalto differenze o affinità fra le nostre due culture. Si parla anche di politica (perché no?). Per fortuna, il mio direttore mi lascia carta bianca, quindi ho sempre espresso le mie opinioni e ho voluto che anche gli studenti esprimessero le loro, fatto raro nella scuola cinese. Sono emerse moltissime storie interessanti e questo mi ha fatto avvicinare ancor di più alla loro cultura.

Gli studenti hanno un atteggiamento molto diverso verso l’insegnante rispetto agli studenti italiani o stranieri. Ad esempio, spesso quando devono presentare se stessi o la propria famiglia, non sempre sono sinceri. Per non sfigurare davanti agli altri, preferiscono mentire sul lavoro dei genitori se questo non li fa sentire all’altezza degli altri ragazzi! Un’altra mia studentessa, invece, ha mentito spudoratamente sull’età, perché si sentiva troppo vecchia rispetto alla classe. Come insegnante, non posso certo forzare i ragazzi e li lascio liberi di scegliere il modo migliore di esprimersi.

Spesso i ragazzi cinesi hanno una visione alterata dell’Italia, la assimilano all’America, che rappresenta per loro il mondo occidentale. Quindi mi chiedono cose che, con la nostra cultura, non c’entrano proprio.

I ragazzi cinesi sono molto restii a parlare di se stessi, ci vuole un po’ di tempo prima che si aprano, ma quando lo fanno, sono pieni di risorse. Mi dispiace davvero che, nella loro società, non abbiano modo di esprimersi liberamente, a partire dalla famiglia, che dalla nascita, li sovraccarica di aspettative, trascurando ciò che loro davvero vogliono e sentono. Spesso, con i miei studenti, parliamo di come, fin da piccoli, debbano vivere separati dai genitori, con i nonni, che non li capiscono per ovvio scarto generazionale e di come vivano questo disagio, mentre i genitori sono sempre indaffarati e non hanno tempo per chiedere loro se sono davvero felici. Io credo che le generazioni future, soprattutto quelle che riusciranno a vivere all’estero, porteranno molti cambiamenti, spero positivi, nella società cinese. Ho fiducia in loro.

 

 

Oltre all’insegnamento, che t’impegna venticinque ore a settimana, hai da poco deciso anche di aprire una tua attività. Di cosa si tratta?

Già qualche anno fa avevo avuto l’idea di iniziare un’attività in proprio. La mia famiglia ha sempre vissuto di commercio, i miei nonni avevano un’attività che è passata a mia madre e ora a mio fratello, quindi ho deciso di vendere il vino italiano. La cosa si è concretizzata solo quest’anno, avendo trovato due ditte già presenti in Cina da diversi anni che vogliono entrare nel mercato del Sichuan.

Per adesso, dico la verità, ho venduto solo a italiani, ma resto ottimista.

Non è facile, ma ci credo molto e mi impegnerò il più possibile. Il mercato cinese è immenso e, a volte, può fuorviare. Io mi sto concentrando su distributori locali, anche se qui la mentalità è ancora un po’ chiusa e spesso si fanno affari solo tramite amicizie.

Ileana, tu sei sposata da ormai otto anni con un cinese e avete due figlie. I matrimoni misti sono frequenti in Cina, ma, mentre ci sono molti italiani che sposano una donna cinese, sono ancora rari i casi in cui un’italiana sposi un locale. Com’è avere un marito cinese?

 

Mio marito mi lascia molto spazio nell’educazione delle nostre figlie. Avendo lui vissuto in Italia, e comunque essendo sposati oramai da otto anni, ha scoperto alcuni valori che nella cultura cinese non esistono e quindi accetta volentieri che io li trasmetta alle bimbe. In primis, l’onestà e la trasparenza. Questo dice lui l’ha colpito di me. Beh io sono molto trasparente, a volte troppo direi, e mi si vede sul viso tutto quello che penso nel bene e nel male. Mio marito dice che la capacità degli stranieri di mantenere la parola data, di essere diretti e schietti, l’ha colpito molto positivamente, cosa rara in Cina.

Un’altra cosa che l’ha colpito è la quasi assenza di razzismo classista, mi spiego meglio. Mio marito è operaio falegname, guadagna meno della metà di quello che guadagno io, non è laureato. Secondo l’ottica cinese, io e lui non potremmo mai stare insieme. Mai una ragazza cinese laureata si metterebbe con un falegname. Le regole sono regole! Laureati con Laureati, Poveri con Poveri, Ricchi con Ricchi. Molti dei parenti di mio marito non credono ancora che staremo a lungo insieme e soprattutto non credono che io sia italiana, credono che sia russa (per ovvie ragioni economiche).

Perché mi sono innamorata di lui visto che, pensando alla cinese, non mi può dare sicurezza materiale? Beh perché quando l’ho conosciuto mi ha fatto molta tenerezza, quando mi parlò la prima volta tremava, perché era bello e perché mi trasmetteva una certa sicurezza. Ha avuto un atteggiamento sempre molto protettivo nei miei confronti, forse proprio perché sono straniera e quindi si sente responsabile per me. Mi ricordo che, per il mio primo lavoro, dovetti trasferirmi nel Fujian. Dopo tre giorni, me lo vidi arrivare: aveva paura che mi rapissero e mi vendessero a qualche “casa del loto”. Ah, lui era il mio Bruce Lee! adesso un po’ meno devo dire, comunque m’infonde ancora molta sicurezza.

Certo, la differenza di cultura c’e’ e si sente, soprattutto nella quotidianità, il fatto che sia un po’ pigro nel fare i lavori di casa, nell’aiutarmi a volte con le bimbe, però cucina lui, come la maggior parte degli uomini cinesi. Una cosa che è molto cinese in lui è la totale assenza di romanticismo. Regalare un fiore è impensabile. Non ho mai ricevuto un regalo per il mio compleanno o per il nostro anniversario (cos’e’ un anniversario?).

Mai! Lui dice che sono cose inutili. Anche dire ‘ti amo’ e’ inutile, tanto già lo so che mi ama, che cosa me lo dice a fare? Certo, per una donna occidentale, queste cose davvero smontano. I cinesi sono freddini, non sono passionali, almeno come intendiamo noi. Mio marito non mi ha mai fatto una sorpresa del tipo: andiamo a cena fuori io e te, andiamo al cinema, no: troppo dispendioso!

Mi ricordo che il suo primo regalo furono un paio di ciabatte per stare in casa. Mi commossi anche con quelle, sapendo che, in qualche modo, aveva pensato a me. Una volta, mi fece anche una sorpresa apparecchiando la tavola con i bicchieri di vetro per il vino e cucinando la pasta!. Beh, eravamo ancora fidanzati! Da allora niente più… Mah… forse succede anche alle coppie “normali”? Devo dire, però, che una cosa molto positiva è il senso di responsabilità che ha nei confronti della famiglia e delle nostre figlie. Nonostante sia un uomo che dimostra malvolentieri i propri sentimenti, ci tiene molto alla famiglia, cosa che negli uomini italiani trovo si sia un po’ perso. I nostri problemi, seppur legati alla cultura, sono superabili, poiché c’e’ la volontà di stare insieme, di essere una famiglia, di far funzionare le cose.

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