Una Cina con vista mare

Alice, alla fine mi ha convinta: vive a Huangdao e non nella più nota e vicina Qingdao.

In realtà, Huangdao (che in cinese significa Isola Gialla) non è un’isola, bensì un distretto di Qingdao, una delle città più importanti dello Shandong.

La Baia di Jiaozhou (concessione tedesca dal 1898 al 1914), divide le due sponde, con un ponte di 42.5 km; a quanto dice Alice, vivere a Huangdao, raramente fa venir voglia di attraversare la baia per andare a Qingdao, perché i collegamenti non ancora sono agevoli.

A Huangdao c’è una zona per soffrire, la Qingdao’s Economic & Technology Development Zone (ETDZ) e una zona per godersi il mare con la Spiaggia d’Oro e la Spiaggia d’Argento.

Alice Sponchia è nata nel 1984 a Noventa di Piave, settemila abitanti, provincia di Venezia. Vive da tre anni in Cina e da due a Huangdao con il suo ragazzo di Siviglia.

Prima di trasferirsi a Huangdao, ha vissuto nove mesi a Pechino, che però non rimpiange, perché preferisce una vita più tranquilla.

Alice, cosa ti ha portato in Cina?

Nel 2007 mi sono laureata alla Ca’ Foscari in spagnolo e inglese.

Nel 2010, ho vissuto un anno a Siviglia e la mia avventura cinese è iniziata lì, quando ho conosciuto Rafa: gli arrivò un’offerta di lavoro da Pechino e decidemmo di partire per la Cina insieme.

L’idea iniziale era di rimanere nove mesi, durata del contratto [NdR: il solito trucco, con cui la maggior parte di noi finisce incastrata in Cina]. E in effetti, nove mesi dopo, il contratto terminò e la prospettiva era una ricollocazione in Spagna, ma le condizioni contrattuali non erano chiare, la crisi in Europa peggiorava di giorno in giorno e io nel frattempo avevo trovato lavoro come traduttrice e non volevo proprio mollare tutto. Allora Rafa, si mise alla ricerca di un nuovo impiego, e dopo alcuni colloqui tiepidi, arrivò la proposta a cui era impossibile dire di no, anche se significava lasciare Pechino per un’altra città, che tutto sommato non era nemmeno troppo lontana: Huangdao… Inizialmente, decidemmo di fare la spola nei weekend tra la capitale e Huangdao, ma dopo sei mesi non se ne poteva più. Così nel settembre 2011 ho lasciato Pechino.

Se devo dire la verità, lavoro e ristoranti a parte, non mi è dispiaciuto più di tanto: Pechino è davvero troppo caotica e stressante per una di paese come me!

E Huangdao, invece, è a misura d’uomo?

Personalmente, non mi dispiace vivere dall’altra parte della baia, Huangdao è decisamente a misura d’uomo.

E’ stata una scelta forzata, ma essere capitati qui è stata una fortuna.

Amministrativamente parlando, Huangdao è un distretto di Qingdao, ma quando mi chiedono dove vivo, non rispondo mai Qingdao. Si tratta soprattutto di una questione di conformazione del territorio. Se vai su Google Maps e cerchi Qingdao, vedi che Qingdao è una città costiera che si affaccia su una grande baia, mentre Huangdao si trova esattamente all’estremità opposta della baia.

Prima del 2011, per raggiungere Qingdao, c’erano due soluzioni: prendere il battello o farsi un’ora e mezza di strada. Nell’estate del 2011 sono stati inaugurati il ponte più lungo del mondo (42,5 km!) e un tunnel di circa 8 km, ma le cose sono ancora piuttosto complicate. Gli autobus sono straripanti a tutte le ore: trovare posto a sedere all’andata è quasi impossibile e al ritorno ci si deve ingegnare (scoprire il punto di partenza di uno degli autobus che ti lascia davanti casa non ha prezzo!). Senza contare che, dopo le otto di sera, non ci sono più autobus e, se non si ha la patente e una macchina, le uniche soluzioni sono un taxi, dormire in un albergo o affittare un appartamento da usare il fine settimana, ipotesi che abbiamo contemplato più volte tra amici, ma che abbiamo accantonato perché non è risultata conveniente. Quindi, alla fine, a Qingdao si finisce per andarci poco e così non ci si sente parte integrante.

Cos’ha Huangdao che la rende a misura d’uomo?

Una cosa che mi ha molto colpita all’inizio è stato vedere villette singole qua e là. Credo che questo tipo di visione stupisca chiunque venga da una megalopoli cinese. E’ un panorama a cui non si è molto abituati qui in Cina.

A Huangdao, tutto è pulito e nuovo.

Huangdao ha una “kaifaqu”, una zona di sviluppo economico speciale. E’ piuttosto evidente che ci siano grandi progetti per lo sviluppo di questo territorio, legati soprattutto al turismo e all’industria (il porto di Qingdao è tra i dieci più attivi al mondo).

Turismo?

Sì. Le due spiagge di Huangdao sono senza dubbio migliori di quelle di Qingdao: Golden Beach è la più conosciuta e affollata, ma la vera perla è Silver Beach.

L’estate scorsa si pagavano 2 RMB per l’ingresso e la spiaggia era praticamente deserta. Tutti i fine settimana prendevamo la bici e passavamo lì le giornate. Fantastico!

C’è anche un Hotel Kempinski, che è stato inaugurato circa un anno fa. In più c’è la montagna da esplorare, a piedi o in bicicletta, con un bellissimo zoo in mezzo alla natura.

Per “estate”, intendo agosto e settembre, perché tra maggio e luglio, c’è la nebbia estiva, cosa che non avevo mai visto prima. Nei giorni peggiori, stando seduti sulla sedia sdraio a riva, non si vede nemmeno il mare!

D’inverno invece fa piuttosto freddo e ci si rinchiude in casa. Noi cerchiamo di approfittarne per concentrarci di più sullo studio del cinese e dall’anno scorso anche del francese, un po’ perché Rafa lavora per un’azienda francese, un po’ per piacere personale e magari in futuro per aggiungere una lingua di lavoro alla mia professione. Tutte le domeniche andiamo al centro linguistico dell’Alliance Française di Qingdao, siamo gli unici stranieri in una classe di cinesi ed è davvero divertente vedere come i modi di pensare sono così diversi quando si discute dei temi delle lezioni. Un sorriso ci scappa sempre.

Com’è il costo della vita a Huangdao?

Il costo della vita è abbastanza contenuto. Gli affitti non sono alti, noi paghiamo poco più di 250 euro per un appartamento di 110 m² in uno dei migliori complessi residenziali, con terrazza vista mare! Fare la spesa però è caro se si comprano prodotti occidentali e la carne la prendo solo all’ipermercato giapponese, perché mi sembra che la qualità sia migliore.

Stranieri ce ne sono molti?

I giapponesi sono una presenza forte a Huangdao, soprattutto con fabbriche e ottimi ristoranti.

Stranieri qui ce ne sono molti ma non saprei quantificare con esattezza.

I ristoranti e i bar in stile occidentale si contano sulle dita di una mano e sono tutti concentrati in una stessa zona, perciò si finisce per conoscersi un po’ tutti, almeno di vista. Le nazionalità più rappresentate sono la francese (molti imprenditori) e l’americana, con molti insegnanti di inglese nelle università e nelle scuole internazionali. Ma non mancano giapponesi, russi, tedeschi, canadesi, neozelandesi, indiani, filippini (quasi sempre musicisti). Poi ci sono gli studenti stranieri dell’Università del Petrolio, principalmente dal Kazakistan e da vari stati africani, che la Cina si porta qui a imparare cinese e ingegneria del petrolio perché possano fare poi da intermediari nel loro Paese. Da questo punto di vista non si può di certo dire che i cinesi non siano proattivi e lungimiranti.

Ci sono anche molti uomini di mezza età provenienti un po’ da tutto il mondo che lavorano per un grandissimo progetto, chiamato Gorgon Project, legato alla costruzione di un polo di gas naturale liquefatto al largo delle coste occidentali dell’Australia. Una volta completato, il polo dovrebbe coprire almeno l’8% del fabbisogno globale di questa energia, con Cina, Giappone e India come principali destinatari.

E di italiani che vivono a Huangdao ne hai incontrati?

Di italiani non ce ne sono moltissimi e ho stretto rapporti con un numero molto ridotto di loro. I nostri amici più stretti sono francesi e americani, in coppia come noi o con famiglia, più alcuni single alla disperata ricerca di una/un fidanzata/o non cinese, cosa non facile qui. La nostra vita sociale è fatta soprattutto di cene in casa di amici o al ristorante, caffè da Starbucks e partite a calcetto.

Hai stretto amicizia con dei cinesi?

Conservo un’amicizia nata sul lavoro a Pechino, con una ragazza d’oro, che purtroppo e per fortuna parla benissimo inglese. Anche qui a Huangdao molti dei cinesi che conosciamo parlano inglese e alcuni hanno anche avuto esperienze di studio o lavoro all’estero, quindi si perde lo stimolo a parlare cinese. Ho iniziato a studiarlo solo un anno fa e non a tempo pieno, con il parlato sono ancora timida. Dovrei osare di più.

Quanto pensi di rimanere a Huangdao?

Almeno altri due o tre anni, soprattutto per il lavoro di Rafa e perché non sono tempi per tornare a casa. In questo momento poter contare su un buon lavoro che ci dia stabilità e ci permetta di fare progetti per il futuro è importante per noi, senza contare tutti i vantaggi di un’esperienza di questo tipo, in termini di apertura mentale, crescita personale, uso delle lingue…

Quindi ti godrai ancora un po’ la vita da spiaggia?

Si, tra costumi coprenti e bagnoschiuma sbiancanti.

I cinesi non amano né il sole né la tintarella.

Appena arrivata a Huangdao, ho comprato per sbaglio un bagnoschiuma sbiancante (qui in realtà tutto è “whitening” o per lo meno aspira ad esserlo: creme per le mani, per il viso, per il corpo… più sei pallido- cadaverico più sei bello.

In spiaggia, si vedono tende da campeggio, in compenso, di bikini neanche l’ombra, al massimo due pezzi e gonnellina ascellare.

 

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